Ciao a tutte le bestie connesse e non connesse e anche a quelle connettibili. Sono nelle Dolomiti e per la precisione nelle Dolomiti e in generale sto in un albero a San Candido. Ivi siam per il giramento di una serie di 6 epidosi per la Raiuno insieme a Terence Hill. È ambientata nelle foreste altissime e nelle cime profondissime delle Dolomiti e s'intitola A DUE PASSI DAL CIELO ed è prodotto dalla Lux. Fino a poco tempo fa si chiamava L'Uomo dei Boschi ma la storia è la stessa, bellissima, avvincenti storie di guardie forestali del tutto eccezionali – come tutte le guardie forestali italiane.
Facendo due passi oggi ho incontrato il compositore barocco Johann Georg Neruda, nato nel 1711. Sarebbe passato a miglior vita nel 1780 ma lui insiste a stare qui perché gli piace molto la montagna che quando componeva non aveva mai tempo di vedere da vicino. Vi saluta tutti e vi invita a prendere nota della cosa.
Andrà in onda su Raiuno (la serie, non Johann Georg), credo presto la prossima stagione. Un abbraccio (a Johann Georg, non alla serie che abbiamo appena cominciato a girare – anzi, io nel dettaglio comincio lunedì).
Buon appetito. Infatti, nonostante siamo innegabilmente fuori stagione, ieri in pasticceria ho trovato una colomba pasquale e gli dico al pasticcere: — Me ne tagli una fetta vicino all'osso.

08-11-2005
IL MIO NOME È ENNARIO ERPICE E SONO L’ARGOMENTO DI QUESTO LAVORO
Il mio nome è Ennario Èrpice e sono l'argomento di questo lavoro.
La mia storia è molto semplice
per questo motivo sono morto subito.
Viste le premesse ho deciso di farla finita.
Ma non ho ancora deciso quando.
Però ho deciso
Quanto.
Tanto.
Tantissimo.
Sarà per sempre.
Quando faccio una cosa
la faccio bene.
È vero che di solito quando faccio una cosa poi va a finire che non la faccio.
Ma se la faccio
La faccio bene.
Soprattutto se non ho
Nient'altro da fare.
Come ieri.
Come oggi.
E l'altro ieri.
Tre giorni fa …
Tre giorni fa come assomigliano a tre giorni fra.
E "fra" non come diminutivo di "fratello".
La mia storia è troppo semplice,
Perciò meglio parliamo della mia geografia.
Mi tratto di me: Ennario Èrpice
Mi estendo da qui a qui e confino lungo tutti i lati con me stesso.
Bè, confinare è una parola grossa:
diciamo che
mi sono adiacente su tutti i lati ma evito ogni occasione di contatto.
Non mi dò molta confidenza.
Meglio: non mi parlo mai.
Peggio: non mi fido.
Potrei dirmi per isbaglio delle cose
riservate
e non amo dire cose personali a degli estranei.
Potrei venire a saperle.
Meglio non fidarmi
di me.
Sono un perfetto sconosciuto, mi conosco troppo bene…
Qualche breve cenno su [o sotto] la mia famiglia
Cominciamo da mio papà
che nelle biografie di solito viene chiamato ufficialmente
"padre".
Ma nessuno nella propria famiglia s'è mai rivolto a suo papà chiamandolo
"ufficialmente padre"
[amenoché lo stesso non avesse avuto una ruolo importante nella Bibbia].
ma ogni volta che lo facevo, lui
mi dava una mancia.
E io avevo bisogno di soldi.
Ho sempre avuto bisogno di soldi.
Ma ormai sono quasi tutti morti.
[non i soldi, intendo].
Non avrei mai osato chiamare
mio papà padre
o padre mio papà:
non avrebbe capito che parlavo con lui.
Colui.
Una volta lo feci - nel senso buono
e lui rispose salute!
Credeva che avevo starnutito.
"Papà"
"Salute!"
"Grazie".
Avrei voluto dirgli "Ti voglio bene", ma in fondo non lo pensavo.
Lui invece "Salute!" sì:
lo pensava.
Avrei voluto dire di più - dire "Papà ti voglio meglio!" ma
Stava già bene così,
Nel suo brodo.
La pentola era comoda.
Lui non capiva, ma
mi stava ad ascoltare.
Non che di solito mi capisse,
Ma almeno mi stava ad ascoltare.
Così finivo prima.
Non che mi ascoltasse per davvero, ma
mi stava a guardare.
Non che mi guardasse per davvero - di solito dormiva - ma
quando si svegliava
poi
mi picchiava.
Non che ricordasse cosa gli avevo detto:
mi picchiava sulla fiducia.
Ma la pentola era comoda
E si addormentò
E quella volta non si svegliò.
Postato da Francesco Salvi alle ore 18:14:03 in OPERE 2
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08-11-2005
Ti ricordo di me?
Tuo papà aveva un negozio
Che vendeva
Ciò che c'era scritto sull'insegna:
"Non di tutto ma tutto".
Però dentro ciavéva tutt'altro
e non vendeva un cazzo.
E tu non potevi fare a meno di me
Io sì.
Io potevo benissimo fare a meno di te e anche di me.
Anzi: soprattutto di quest'ultimo.
O "penultimo": perché dietro di me c'era ancora un altro me stesso
Che non frequentavo mai.
Mi chiamavo da parte e poi
Mi scordavo dovunque.
Sempre.
Tutti i giorni.
A volte mai.
M'importava tanto poco di me che a volte
Non mi dimenticavo neppure.
E poi mandavo in giro il mio cane a cercarmi
Mandavo in giro il mio cane a cercarmi
E lui mi riportava a casa in bocca
Fra i denti
Come i bravi cani fanno col giornale.
Io ero il giornale.
Lui tutto pieno di bava.
E non mi insultava solo
Perché aveva le fauci occupate.
Che bei giorni quelli.
A volte mandavo in giro anche il mio pane a cercarmi.
Era una baguette
Con le orecchie lunghe
Tipo cocker
Maculate
(farina?)
e non abbaiava mai.
Era tanto buono.
Buono come il cane.
Postato da Francesco Salvi alle ore 18:12:00 in OPERE 2
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08-11-2005
...e cioè: Storia umoristica Della Letteratura Mondiale e Continenti Limitrofi - dall'altroieri all'altrooggi
Presentiamo qui oggi come aperturadel sito che state sittando un capolavoro talmente avanti rispetto aitempi in cui vive da essere già postumo. Si tratta della
Storia umoristica Della letteratura mondiale e ì continenti limitrofi
Trattasi di trattato composto di vari tomi, tomini e altri tipi diformaggi coordinato con amorevole e competentissima cura dall'esimioprof Ugo coadiuvato in questo immane compito dai Direttori Di Sezioneprofessori Ano, Autoblindo, Sréa Grastrambletti dell'ACI, O, Ag. PressCatapanalò-Pasini, Chintch All'Egra, Thò Afferrato Avvànvera Jr II,Venàzzi Magaricàni, Vizi Magnifici ed Èntero Asneppi; e dai CapiRedattori professori Canarie, Venario Patata, Amtonio Patata, MappàrveAllimprovvìso.
Cominciamo la pubblicazione di quest'opera - destinata a lasciare unatraccia indelebile nella storia ma anche nella geografia e nellachimica degli elementi sub-atomici - dal riassunto dei primi 8 cantidell'Iliade di Omero per poi attraversare tutti i tempi e Paesi fino adarrivare ai giorni nostri dove, tanto per dire, in questo momento stapiovendo.
Avvertenza: attenzione: questa è un'avvertenza! Queste pagine diletteratura antica vanno da essere sfogliate con estrema cautela perchéi Poeti e gli Scrittori di quell'epoca erano particolarmente fragili.Per questo motivo di molti di loro non ci restano che pochi frammenti.
L'ILIADE
(Xii - Ix secolo )
L'Iliade trattasi che è un poema in ventiquattro canti in esametritutti di sei strofe esatte ciascuno o viceversa. L'azione si svolge incinquantuno giorni compresi i week-end e riguarda gli avvenimentidell'ultimo anno della guerra della città di Troia (ma se c'è in giroqualche minorenne è meglio chiamarla "ILIO"). Questi avvenimenti altronon sono che i capricci a causa dei quali il Supereroe Achilleabbandona il combattimento lasciando la squadra greca senza lo stoppertitolare.
Canto Primo
È il decimo anno della guerra di Troia e, per festeggiare, qualcunopropone di fare una festa. Tutti accettano l'idea con entusiasmo ma c'ègiusto il tempo per spegnere le dieci candeline che subito nel campodei greci scoppia un'epidemia..
L'indovino Calcante intuisce che è stata mandata da Apollo e intuisceche la pestilenza finirà solo quando Agamennone avrà restituitoCriseide al padre, il sacerdote Crise. Intuisce anche che sta perscoppiare un bel casìno . Appresa la notizia Agamennone à unattacco di nervi e si lascia andare ad ogni tipo d'eccesso. Fra l'altrodurante l'attacco si sfoga insultando l'indovino davanti a tutti conoffese tipo:
- "Figlio di genitori di cui uno di sesso femminile che fa commercio del proprio corpo, anche per corrispondenza"
- "Figlio di genitore di sesso maschile che indulge ad un uso improprio del proprio corpo, anche per corrispondenza "
- "Persona che si fa venire le occhiaie ritirandosi con banali scuse nella toilette, anche per corrispondenza"
- "Persona indesiderata, anche per corrispondenza "
- "Tungsteno, anche per corrispondenza "
- "Manometro"
Alla fine però Agamennone non può che capitolare e restituisce lafigliola al sacerdote Crise, pronunciando il famoso calambour:"Criseide e Crise m'àn messo in crisi" .
Agamennone però non molla e per vendicarsi ruba ad Achille la schiavaBriseide alla quale l'eroe si era affezionato con tutta l'anima e ancheparte del proprio fisico.
E così da un banale furto di colf à origine la famosa "ira funesta delPelìde Achille" il quale abbandona il combattimento e portavia il pallone dicendo che l'aveva portato lui e annunciando che lui ei suoi mirmidoni non sarebbero mai più scesi in campo nella squadradegli achei.
Per evitare brutte figure al proprio figliolo, la madre Teti chiede edottiene da Zeus che i greci non vincano più una partita finchéAgamennone non restituirà la schiava ad Achille . A dire il veronon si capisce bene il motivo di tanta contesa, le due ragazze essendoperfettamente identiche tant'è vero che per distinguerle ci si dovevaavvicinare e osservare attentamente le iniziali cucite a mano sullatunica .
Canto Secondo
Zeus invia un sogno ad Agamennone in cui si vede distintamente unforuncolo rivolgersi in tono altezzoso ad un avvocato omosessuale diMadrid così seducente il quale tenta disperatamente di lavarsi i denticontrovento. Per un errore d'interpretazione il sogno risultasignificare un terno secco da giocare sulla ruota di Alicarnasso.Allora Zeus manda ad Agamennone un secondo sogno in cui si vede lostesso Agamennone istigare se stesso a dare battaglia. AlloraAgamennone capisce di essere stato istigato a dare battaglia, e sidedica a dare battaglia, istigato da quel sogno.
Aiutato da Nestore e da Ulisse, costui convince gli achei a dichiarareguerra dicendosi così sicuro della vittoria da giocarla otto a uno emette i soldi sul tavolo. La cosa impressione a tal punto che tuttigiocano la Grecia vincente e non rimane nessuno che voglia scommetteresugli avversari. La scommessa va a puttane e Agamennone si riprende isuoi soldi sfregandosi le mani.
Intanto sul campo opposto l'eroe Ettore, figlio di Priamo re di Troia,passa in rassegna i suoi uomini e si arrabbia perché non si sonoschierati in ordine d'altezza, come aveva ordinato, bensì in ordine diquantità di capelli: si parte da un calvo e si arriva ad uno jeti.
La descrizione di ogni singola acconciature porta via tutto il resto del canto.
Canto Terzo
Dopo i soliti preliminari à inizio la battaglia e il segretario diOmero passa coi pop-corn gelati e le bomboniere (la confezione à undoppio fondo e in quella da cinque ce ne sono solo tre).
Primi scambi.
Paride si trova faccia a faccia con Menelao e pianta una fuga memorabile .
A Ettore che gli chiede ragione di tale comportamento Paride rispondedi avere dimenticato a casa i documenti, ma rimane il dubbio che siauna banale scusa.
Ettore rimprovera Paride e lo convince a combattere senza.
Allora Paride, in un disperato tentativo di recuperare credibilità,propone una sfida fra se stesso e Menelao: chi prevarrà nella sfidaavrà vinto la guerra.
Al lancio della sfida segue la scena della scelta delle armi:
Paride propone il Backgammon. Ettore ribatte che sarebbe meglio una lotta al pugnale.
Paride suggerisce una sfida a chi beve più acqua. Ettore raccomanda un combattimento con la affettatrice rastremata.
Paride prospetta una gara a difetti. Ettore propone il pugilato.
Paride lo sciangai. Ettore la lotta greco- .
Paride candida lo schiaffo del soldato. Ettore il combattimento a cavallo con la spada.
Alla fine di un'estenuante trattativa ci si accorda per una gara di karaoke. Gli opposti eserciti faranno i cori.
Intanto cittadini di Troia e la bellissima Elena detta "non credo aimiei occhi" assistono alla sfida che avrà luogo davanti a quelle famoseporte che erano state chiamate Scee dopo l'operazione di plastica cheaveva eliminato la fastidiosa "M" fra le due "E".
Fin dall'inizio del duello si capisce che Menelao è molto più intonato:alla ripresa del primo ritornello Paride sta per soccombere ma Afroditelo salva appena in tempo e lo porta via prima che possa stonare in modoirreparabile.
Menelao viene dichiarato vincitore e se ne va per le interviste di ritoe l'esame antidoping (che avverranno in due momenti separati).
Canto Quarto
Hera, moglie di Zeus, ordina che venga distrutta Troia: Zeus è quelloche comanda ma è lei a tenere i cordoni della borsa… Così Zeus mandaPallade travestito da Laòdoco (che in quel momento era in ferie) perpersuadere l'arciere Pàndaro a tirare una freccia nelle chiappe diMenelao. La tregua viene rotta (e anche la braghetta di Menelao) eAgamennone dichiara riaperte le ostilità (una braghetta è unabraghetta, càspita!).
Ed eccoci al via vero e proprio.
Pallade protegge i greci, ARES i troiani. Si accettano scommesse.
Canto Quinto
Pallade trasfonde una forza incredibile a Diomede che si riempie tuttala faccia di vene come Pappalardo e, in preda ad un attacco di violenzasovrumana, inizia a fare strage di troiani (sembra che qualcuno gliavesse infilato un peperoncino nel culo). Pandaro ferisce Diomede a unaspalla (in realtà voleva tirare un'altra freccia e "ri-acchiappare"Menelao) ma Pallade lo guarisce immediatamente e gli prescrive unasettimana di riposo a base di meringhe e ionoforesi. Ma Diomede siriprende e sempre più furioso uccide Pandaro, stordisce Enea con unenorme macigno che avrebbe sbriciolato un toro, colpisce Afrodite aduna mano, ferisce il dio Ares che stava istigando i troiani, insulta iparenti della sua fidanzata, prende a schiaffi un passante, disdice laprenotazione a Sottomarina per le vacanze e si riserva un'azione legalecontro l'autore del poema.
Canto Sesto
I troiani cominciano a perdere colpi ma l'indovino Eleno fratello diEttore e quasi omonimo di Elena (ma con misure del tutto diverse)consiglia di andare in città a fare sacrifici a Pallade.
Nel frammentre Diomede, al quale sta finalmente passandol'effetto-peperoncino, sfida Glauco e gli chiede i dati personali perpoterlo denunciare come introito. Scopre così che egli appartienealla stirpe di Bellerofonte che molti anni prima era stato ospite disuo nonno: lo ricordano tutti benissimo perché a cena aveva bevuto inmodo smodato e poi aveva sporcato il letto durante la notte. Diomede eGlauco si scambiano le armi in segno di amicizia (quello che ci smena èil troiano perché le armi di Diomede sono di seconda mano e c'è ancoramezzo leasing da pagare).
Andromaca si lamenta perché sono tre sere che Ettore non torna a casa eil figlio Astianatte piange e vuole andare fuori casa anche lui. Con lasua nota sensibilità Ettore le annuncia che combatterà fino alla mortee Andromaca gli comunica di aver già fatto la separazione dei beni.
Canto Settimo
Eleno, su suggerimento degli dèi, consiglia ad Ettore di sfidare aduello uno degli achei a caso, sperando che gliene capiti uno più bassodi lui.
Si autopropone Aiace Telamonio che non aveva capito bene ladomanda (pensava che stessero cercando un quarto per la scopa).
Il duello si protrae per tutto il giorno con alterne vicende,interrotto solo dalle pause per la pubblicità, e viene definitivamenteinterrotto quando è ormai buio, per dare spazio al TG della notte.
Il giorno seguente viene dato pomeriggio libero per dar tempo diraccogliere quei morti che non ce la facevano a tornare nei lorocamerini da soli.
I Greci se ne approfittano per costruire un muro circondato da unfossato allo scopo di proteggere le navi, ma chi voleva poteva ancheusarlo per allenarsi a tennis o freccette.
Canto Ottavo
Zeus manda un fax a tutti gli dèi con il quale vietando di intervenirenella disputa e si accomoda sul monte Ida, nel punto più vicino al bar.I troiani sono in netto vantaggio e inoltre sono favoriti dalpronostico perché giocano in casa.
Postato da Francesco Salvi alle ore 17:24:15 in STUMO
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