Blog - Francesco Salvi

04-01-2006

MUSICA IN SCATOLA

OPERE POSTUME - cioè mai pubblicate in vita

 

Musica per Orchestra

(dal nostro inviato Èvvrenel Vroeijýł Ÿźǿandri, esegeta musicàlogo post-prandiale)

[ora solare: attuale] Cioè sulla rotta di Lucier, Rochberg, Silnitsky, Schnittke, Varèse, Carter, Foss. Presto (*) gli spartiti più nuovi non ancora pubblicati in nessun Paese o paesino del Mondo (*inteso come avverbio, non come prima persona singolare tempo indicativo del verbo prestare perchè non ho intenzione di prestare niente a nessuno).

[ora solare: 07.02] Non siamo ancora entrati inpossesso dei succitati spartiti per problemi che non siamo ancora entrati in possesso dei succitati spartiti per problemi da parte dialcune organizzazioni di postini non praticanti che rifiutano di consegnare oggetti in territorio sconsacrato. Procrastiniamo quindi l’inizio della pubblicazione dei succitati spartiti in data da definire ma senz'altro entro poche ore da ieri.

Postato da Francesco Salvi alle ore 23:53:27 in OPERE 2

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22-12-2005

I PIÙ BREVI DEL MONDO

Il camion più breve del mondo: "Truck!", e è già finito.

I PIÙ BREVI
E PIÙ DIVERTENTI DEL MONDO
di Presnètti Azzo Azzo Brandeschi

POTENZE REGIONALI:

DISTRAZIONE DELLA POTENZA
La cosa che Izzy Murray desiderava di più al mondo era diventare un grande illustratore,il più grande e più famoso illustratore del mondo.Ecco cos'era la cosache Izz desiderava di più al mondo: che davanti alla parola"illustratore", sola soletta accanto "Izzy Murray - illustratore" sulsuo citofono, fosse aggiunta un giorno la frase "il più grande e famosodel mondo".
“Izzy Murray – il più grande e più famoso illustratore del mondo”: suonava proprio bene.
Eh sì, gli piaceva, gli piaceva proprio. Un giorno l’avrebbe fatto,cazzo!(di solito non diceva parolacce ma ogni tanto gli scappava anche a lui)— a costo di comprare tre citofoni solo per lui per farci stare lascritta tutta intera.
A lui ci avrebbe piaciuto era che le riviste piùprestigiose facevanopazzie per pubblicare un suo schizzo qualsiasi.Avrebbe fatto di tutto per riuscirci. Era disposto a fare di tutto. Eun giorno si decise a fare di tutto. Ma non servì. Allora si diede afare più di tutto ma servì ancora di meno. Ricominciò da capo: ri-fecedi tutto, ri-provò tutto il resto ma il tutto ri-fù inutile e tutto ilresto fu più ri-inutile ancora.
Avrebbe dato un braccio pur di realizzare il suo grande sogno.

Un giorno che Izzy si trovava a camminare mugugnando fra le stradedella capitale si sentì chiamare dalla finestra dell’ultima casa sullasinistra (“Ultima Casa Sulla Sinistra” era anche l’indirizzo di quellacasa che si trovava in fondo in fondo sulla sinistra).
Lui non lo poteva sapere ma quella era la casa dell’Enorme Mago Rosseggiante.
L’Enorme Mago Rosseggiante era famoso per molte cose ma soprattutto peraver guarito una star del rock dalla fastidiosa abitudine di infilarsi un dito dal culo durante le interviste con le radio. Adesso lo faceva solo durante le interviste con le TV. Certo non è molto, ma da qualche parte si deve pur cominciare...
Trattavasi di una grande casa, piena zeppa di inquilini che erano sempre lui.
L’Enorme Mago Rosseggiante era famoso anche per aver inventato ilfamoso Prezzo Altissimo Da Pagare: infatti il prezzo da pagare per ilconsulto era piuttosto alto.
Izzy non gliene fregava niente. era disposto a pagare qualunque prezzo pur di fare che le riviste più prestigiose facevanopazzie per pubblicare un suo schizzo qualsiasi e poteva mettere sulbiglietto davisita che era un grande illustratore, il più grande e piùfamoso illustratore del mondo e sul citofono il bollo del Sindaco con la scritta: “confermo” firmata dal Comune o da chi ne fa le veci.
L’Enorme Mago Rosseggiante lo sapeva già ma per gentilezza gli chièsse:
«Cos'è la cosa che desideri di più al mondo, Izzy?»
«Com'era fa sapere il mio nome?» chiesse l’illustratore-non-ancora-più-famoso-del-mondo.  
«Tu sai il mio?» chiesse il mago?
«No», risposse l’illustratore-non-ancora-più-famoso-del-mondo.  
«Ecco perché non sei ancora l’illustratore-più-famoso-del-mondo». Izzyera più che stupefatto. Era stupefattissimo. Quanto sei disposto apagare per questo?»
«Bè...» bèò Izzy incredulo.
«Mi pare un po’ poco», risposse il mago.
«Qualunque cosa», s’affrettò ad aggiungere Izzy.
«Qualunque cosa», ripeté il mago, pensieroso.
«Qualunque cosa», ripeté Izzy.
«Ho capito, piantala!», disse l’Enorme Mago Rosseggiante. «Stai diventando ripetitivo!»
«È vero», ammise Izzy, «Ma sapesse da quanto tempo è che desidero di...»   
 «Lo so, lo so... Mica sono il più grande mago del mondo per niente», tagliò corto il mago, e gli espose la sua richiesta.
Izzy era tutto orecchie. Izzy era tutto bocca. Izzy era tutto naso.Izzy era tutto zigomi. Izzy era tutto scarpe. Izzy era tutto pomo d’Adamo. Izzy era tutto palpebre. Izzy era tutto ciglia e sopracciglia. Izzy eratutto fronte. Izzy era tutto ombelico. Izzy era tuttoquella-specie-di-lanugine-che-si-forma-nell’ombelico-quando-porti-le-canottiere-di-lana.
Disse il mago: «Io posso realizzare il tuo desiderio ma tu mi dovrai pagare il famoso Prezzo Altissimo Da Pagare».
«Sono disposto a fare di tutto!» disse Izzy entusiasta. «Per dire laverità ho già fatto di tutto ma non è servito. Allora mi sono messo afar ancor più di tutto ma è servito ancora meno. Così ricominciai dacapo: ri-feci di tutto, ri-provai tutto il resto ma il tutto ri-fùinutile e tutto il resto fu più ri-inutile ancora». Il mago era cosìannoiato da fare uno sbadiglio tanto largo che gli si potevano vederelemutande senza nemmeno alzarsi dalla sedia.
«Lo so, lo so, lo so...» si lamentava il mago, che cominciava ad annoiarsi a proprio in quel momento Izzy gridò:
«Darei un braccio pur di realizzare il mio grande sogno!»
L’affermazione scosse l’Enorme Mago Rosseggiante che lisciandosi lalunga barba bianca {il mago aveva una lunghissima barba bianca:siallungava di 25 metri cubi al minuto ma lui la teneva sotto controllograzie a un rasoio bilama che aveva trovato nelle patatine al qualeaveva applicato una puleggia fabbricata da Hukyjhgb Vhikujyb Pi [unarrotino di Carpi (l’unico abitante di Carpi che non lavorava inellamaglieria) il quale aveva inventato apposta x lui un motore automaticoad alimentazione psicotronica in grado di radere al suolo la barba conun semplice colpo di tosse]. Per questo motivo il mago tossivaincontinuazione e tutti pensavano - ma senza dirlo - «Che razza di magoè se non riesce nemmeno a curarsi un po’ di tosse?»} si rivolse a Izzycon queste parole:
«Caro Izzy, se vuoi ottenere ciò che vuoi ottenere mi dovrai una cosa preziosa.Però non poi così preziosa, visto che ce l'hanno tutti. E nemmeno tantorara, visto che  normalmente tutti ne hannoa ddirittura due».
Che sarà mai, si chiese Izzy.Non dove va costare troppo una cosa chece l'hanno tutti e addiritturanormalmente addirittura chiunque ne haaddirittura due. E poi avevatanto desiderato Izzy che le riviste piùprestigiose del mondo ecceteraeccetera e ritirarsi proprio in quel momento non se la sentiva. E poineva leva la pena lui allora la voleva, questa neva che leva la penaperché quella pena voleva davvero levarsela. E poi e poi e poi… allafine a chi doveva rendere conto: la voglia era la sua e la decisionespettava solo a lui di deciderla.
«Quale?», chiesse il maggo (in quella casa c’era l’eco e ogni tanto le parole si raddoppiavano e diceva "mago" con due "gg").
«Quale cosa?» chiese Izzy che non capiva (a lui invece l’eco faceval’effetto opposto: le parole, invece di raddoppiarsi, si dimezzavano).
L’Enorme Mago Rosseggiante sbuffò di noia.
«Il braccio», risposse scocciato. «Quale braccio», rippetè per chiarezza.
«Il sinistro»
«Dovrei accettare il tuo braccio sinistro?»
«Non è abbastanza?» chiesse Izzy timoroso. «Perché se non è abbastanza, io...»
«Tu cosa dici?»
«In che senso?»
L’Enorme Mago Rosseggiante sbuffò di noia.
«Il braccio», risposse scocciato. «Ti sembra un prezzo equo, ti chiedo,un braccio? O forse è meglio l'inguine?», rippetè per chiarezza il mago.
«No... Sì, direi di no... direi di sì, però senò io potrei...»
«Va bene, va bene il braccio», concesse il mago che si stava proprio annoiandosi e poi mancava poco tempo al secondo tempo delle partite della Champions League dei maghi sulla pay-TV.
«Il braccio».
«Accetto», accettò l’accettante.
«Accetto», rispose il mago.
«Scusi, ma... come sarebbe?», disse Izzy un po’ confuso. «Sono io che ho accettato!»
«Tra poco vedrai se non sono io quello che accetta!» e così dicendoL’Enorme Mago Rosseggiante tirò fuori un’accetta da una delle enormiborse che aveva sotto gli occhi dovute alla cattiva digestione cheaveva sotto la pancia.

Quella notte la seduta fudavvero molto notturna. Un’esperienza aeriforme. Izzy avrebbe ricordatosolo nero e buio e le uniche variazioni che sarebbero state vaghe emisteriose macchie di buio leggermente meno scure dello sfondo sulquale si muovevano come amebealcune ombre più scure delle une ma menoscure delle altre.

La cosa più importante però era che il sogno di Izzy si era avverato.Al suo risveglio poteva comincire ad essere il più grande illustratoredel mondo.
Però non possedeva più il braccio sinistro.
«Eh, vabè, ma neva leva la pena», pensò Izzy. «La cosa più importante èche il mio sogno si è avverato. Ora sono il più grande illustratore delmondo!»

Peccato però che la sua carriera non era ancora cominciata ed era già finita ancoa prima di coninciare

Infatti Izzy Murray s’era dimenticato di essere mancino. ma mancino mancino di brutto! Con la destra non riusciva neppure ad allacciarsi i bottoni della patta.


Postato da Francesco Salvi alle ore 06:07:24 in OPERE 2

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22-12-2005

99 FATTI STRANI



 
Lunga e tortuosa la strada che porta alla follia. Se non sei ricco di famiglia, molto difficile arrivarci

99 FATTI STRANI INCREDIBILI MA VERI
CAPITATI IN TUTTO IL MONDO FINO A IERI
di Francesco Salvi


Cari ari ri i Amici mici ici ci i. Nonostante tutto sto lavorando aquesta raccolta di fatti rigorosamente scientifici con la stessadeterminazione che un Aspranodàttilo Astratto delle Antiesulìne mettenella propria lotta quando si batte per la sopravvivenza della propriaspecie,specie se si tratta della propria specie. Codeste coseaccadono,succedono, ri-accadono e ri-succedono da anni e anni ovunque edappertutto e anche altrove ma eppure non ci vengono ancora maipervenatiche. Ci vogliono tenere all’oscuro. Questo è il loro gioco. Illoro scopo è lasciarci al di fuori, nell’ignoranza delle cosebasilari.È dura, ma non per questo possiamo dire che non cel’aspettavamo da un pezzo oppure non possiamo dire da un pezzo che nonce l’aspettavamo. Anch'io ho avuto la tentazione di smettere, ah,quante volte ma...pioveva.




1 - UOMO TRASFORMATO IN PESCE ALL’INSAPUTA DEL PESCE

A Trombino, città al confine fra l’Italia e la Moldava romena,viveCarlo Pestacazzi, un pensionato molto alto ma istruito. Ieri verso le12.30 s’è trasformato in un pesce senza subire alcun danno al codicefiscale. Erano le 18.30 del giovedì ed è morto alle 14,20 del giornostesso,misurando il giorno a partire dall'alto. Una gallinella, per laprecisione. S’era trasformato in una gallinella, Pestacazzi, pescediffuso specialmente nel mar Ligure ma lo potete trovare anche altrovese il vostro pescivendolo conosce qualcuno nella zona del mar Ligure.

Sconsigliabile l’acquisto in via Torino a Milano e a Torino in vi Milano per motivi ergonomici.

La moglie, assumendo il tipo di pesce nel quale il marito s’eratrasformato a prova inconfutabile delle tendenze omosessuali dellostesso con il quale aveva interrotti i rapporti sessuali da quando leistessa qualche anno prima s’era trasformata in una pescatrice(intesacome attività lavorativa), ora si sente danneggiata. La poveretta èsconvolta e non sa a chi rivolgersi né a chi rivolgersi per chiedere ilrisarcimento dei danni.

Cosa curiosa è che l’uomo-pesce di cui sono state rese note le soleiniziali, Wilfred Hintermann, verso sera è risuscitato all’improvvisoma solo il tempo necessario per dire: «Nessuno è solo a questo mondo:ma se si mette d’impegno ci riesce».

Dopodiché è spirato, dando l’ultimo boccheggio nell’acquario delsalotto ove gl’era stata allestita una camera ardente. Lasciò solo unalettera: «La prossima camera la vorrei meno ardente».
Le Spyrophylae Trimatrichosaes, preziosi e delicati esemplarid’acquario dei mari del sud,tre erano state nel frattempo trasferitenel lavandino della cucina opportunamente riempito d’acqua. Morte ancheloro, non hanno rilasciato dichiarazioni.

Le indagini sono continuate entro e non oltre i tre minuti successivi.

Lo strano caso ha lascito perplessi tutti: celebri ignoranti e sempliciscienziati, ittiologi, filosofi,trasformisti e che hanno aperto undibattito aperto con chat lines all’indirizzo liquido dell’Acquario diGenova, della Facoltà di Filosofia Morale dell’Università Cattolica diMosca e sul sito di Fiorello.

Le autorità sanitarie locali dislocate in tutti i locali hannodichiarato che tale fenomeno potrebbe ripetersi. Gli individui più arischio sono i fumatori, chi fa uso di droga anche leggera, iradicali,gli omosessuali e i loro genitori. Gli unici che possono staretranquilli sono le persone che hanno già raggiunto l’età delprepensionamento.

La moglie dell’uomo-pesce ha inoltrato ricorso.

 




2 - DONNA RIFIUTA CORTE DI UOMO MOLTO BRUTTO

    Non nel primo bar bensì in quello accanto, il bartabacchi accanto, la cassiera Enepariàx Mignanini Penadimorte,fantastica ed esplosiva bellezza piemontese alta prosperosa e coicapelli rosa confetto, prima di licenziarsi aveva rifiutato la corted’ormai annosa durata di Miriano Pescalàlito (con l’accento sullaseconda a del cognome partendo da sinistra), un uomo moooooooooooltobrutto dicendo col perché che era un uomo molto brutto. In questo laEnepariàx è da ammirare perché ha detto l’aggettivo brutto con unasola“o” mentre invece il Pescalàlito era prooooooooooooprio brutto.
 
     Bruttissimo.
     Ignazio la Russa mentre caga.
Bè, non esageriamo: quasi.

Insomma faceva schifo. Inoltre colui era peloso dall’inizio dei capellialla fine dei piedi – due punti del corpo che fin da piccolo avevasempre avuto poco distanti fra loro. Non che fosse piccolo: eramoooooooooooooolto piccolo (dire semplicemente piccolo sarebbe statoingigantirlo).
Non per questo però si era sentire autorizzati a dire che era unnano,soprattutto in sua presenza 1 (ma nemmeno in sua assenza perché ilpaese è piccolo e c’è sempre qualcuno che scoreggia in ambientichiusi). E oltre al fatto che era basso come sembrava il Pescalàlitocamminava anche curvo, per via di un’innata modestia di specie assairara che gli impediva in ogni modo di farsi notare.
Esso amava dire, celiando, che come altezza era sotto la media ma sopra alle elementari.
A questa battuta non aveva mai riso nessuno — anche perché quasi tuttii bambini di prima elementare erano più alti di lui (tranne suofiglio).
Insomma per chiarire la faccenda a quanti si fossero messi in ascolto ein visione solo adesso diciamo la verità: Miriano Pescalàlito, dettoGringo, era minuscolo!, senò non si capisce la storia.
Così, dopo aver rifiutato la corte di Miriano Pescalàlito, EnepariàxMignanini Penadimorte, la bella e prosperosa piemontese alta e coicapelli rosa, s’era licenziata. Non aveva ancora attraversato la stradache  era rimasta incinta. Erano trascorsi sì e no venti secondidopo.
L'uomo responsabile di questo fatto così piacevole per entrambi era uncontrabbandiere di velluto esperto di raso che era ancora più basso diGringo: era raso anche lui come il velluto. Era proprio raso terra.
Cognome e nome: Lacombe Lucien, con il regista francese Louis Malle .
Nonostante il timore di tutto il paese riunito in conclave secondo ilrito esqmagenita, il Pescalàlito non ne fece un dramma. Ne fece tre.
Ebbè, sì, è naturale, una lieve reazione — è umano —  che però non andò più in là del suicidio.

Il primo suicidio era andato male perché voleva buttarsi giù dal ponte di Cuneo ma non arrivava alla sponda del ponte di Cuneo.

Allora provò a buttarsi all’insù dal ponte di Cuneo partendo dalfiumiciattolo che scorre 70 metri più in basso del ponte di Cuneo manon era riuscito a saltare oltre a meno di un metro scarso (che era pursempre più di un mezzo metro abbondante). Infine provò anche aiutandosicon un’asta salendo però soltanto meno di qualche centimetro in piùdimeno di prima.
Al terzo trentativo2  sempre nei pressi del ponte (costruitotralaltro dal suo dentista) era rimasto schiacciato sotto la scala ches’era portato appresso avec un furgoncino.

Vistosi schiacciato, egli provò dolore non solo nella zona colpita dalla scala, ma soprattutto.

Allora Pescalaito se ne fece una ragione, comprò un paio di scarpe conun doppio tacco invisibile rinforzato all’interno e si ripresentò albar tabacchi a fare la corta3  alla nuova cassiera.
________

    Lo era anche in sua assenza, ma in sua presenza egli avvertiva maggiormente la  propria nanuggine.
2  Cioè terzo tentativo su trenta — che era il numero massimo ditentativi permessi. Se i tentativi permessi fossero stati 29 si sarebbedovuto dire “al terzo ventinoventativo”.
3   Ho scritto “corta” perché la nuova cassiera era alta come lui.

 



3 - NONÈVÉRO

Nonèvéro era disperato ma non riusciva a escogitare un modo di farlafinita che non richiedesse la sua presenza. Provò anche con latelevisione. Per tre giorni filati guardò tutta la programmazione ditutte le reti statali e private - senza peraltro distinguerle – ma perquanto stremato e inebetito ne fosse uscito, quel mezzo, il mezzo pereccellenza e non come lui che era mezzo solo di statura, non avevaancora la forza di uccidere.

Poi, il giorno della Santa Pasqua Pescalaito incontrò unaragazza,Verpéna Exnovo, nata a … ma residente a … che di lavoro facevala … età… capelli … voce… odore… e se ne innamorò subito. Lei pure.Fissarono il matrimonio tre settimane dopo - tempo tecnico minimo per idocumenti – nella cappella secondaria della chiesa del paese natale dilei e pasquale di lui (nel senso che lei c’era nata e lui, avendo ivialcuni amici con 12/10 di vista, andava a trovare per trascorrere conloro quel gioioso periodo dell’anno). Fu proprio lì che s’eranoincontrati. Uno sguardo, una luce immensa davanti agli occhi, poi ilbuio, poi di nuovo la luce, poi nuovamente il buio, poi nuovamente ilbuio, poi ancora la luce e così via mentre il cuore batteva all’unisonobenché all’impazzata. Che strani scherzi fa l’amore! Ma non era l’amorea fare lo scherzo: era il figlio piccolo – diciamo minore – dei suoiamici di lui che avevano organizzato l’incontro con lei, il qualegiocava con l’interruttore della luce. S’udì una deflagrazione, unbotto tipo schiaffo (in certi paesi civili lo scappellotto infantilefunziona ancora): e la luce restò accesa. S’udì pure un pianto adirotto, alcune minacce paterne di dargliene un altro e materne dichiamare lo zio che faceva il pugile se non ne aveva avute abbastanza.S’udì anche una flebile ma decisa voce infantile che chiedeva alcentralino il numero del telefono azzurro ma una seconda deflagrazionee un secondo botto (in certi paesi civili le cose che funzionano si usaripeterle perché funzionano) e tutto tacque.

Nonèvéro e Verpéna nel frattempo non avevano udito nulla se non la vocedell’anima. Gli amici di lui rientrando nel salotto udirono invece untimido “sì” pronunciato da Verpéna con voce flebile ma decisa. Maflebile.

In paese la notizia arrivò come una bomba e divampò in un balenoinsieme a quella dell’incendio che, divampato nella notte precedente,s’era divampato sino a quella susseguente bruciando tutto ciò che avevatrovato sulla sua strada:cioè praticamente solo asfalto . Però lanotizia del matrimonio era più piacevole e quella dell’incendio sispense senza l’intervento della Protezione Civile così come l’incendiostesso che aveva risparmiato Ivi, così chiamavasi il nome del paese,lasciandolo da parte 4 e investendolo in una banca locale all’interesse di ben il 12 %. Gli abitanti si chiamano invariabilmenteIvani e Ivane. Però in paese era anche pieno di Luigii 3, Carli,Giovanni, Roberti, Paoli, Filippi, Giorgi, Franchi, Marchi, Dollari,Andrei, Tornerei, Marii e Mentii. Alcuni si chiamavano pure Ivano oanche Ivana di cognome così non era raro sentirsi dire «Io sono IvanoIvano e vano» ovvero «Io sono Ivana Ivana e ivana». C’erano anche treIvi e una Iva, ma non la pagava nessuno: faceva l’amore per passione.Oppure non lo faceva, ma sempre per passione e non accettava soldi perqualcosa che non aveva fatto.  
Saputo del matrimonio tutto il paese di Ivi era dire stupito è dirpoco. Stordito, ancor meno. Stupefatto!, ecco qua : stupefatto va bene- soprattutto la seconda parte . Un matrimonio così strano non s’eramai visto: lui era così piccolo, lei no. Andarono nella cattedraletutti in massa ma non videro niente. Quelli delle prime file riferironociò che poterono ma era difficile distinguere lo sposo: erano copertidalle figurine del presepio 5.

Il matrimonio si celebrò il giorno … alle ore… nella cappellasecondaria della chiesa del paese natale di lei. Lei pioveva. Era cosìfelice che attaccò le lacrime anche al fidanzato che già era emozionatodi suo. Se vogliamo essere precisi, la cronaca ce lo impone, lacerimonia si svolse direttamente sulla balaustra ove di solito ipromessi sposi appoggiano i gomiti mentre le loro labbra di ambedue -se sono due - s’innalzano in preghiera.

All’uscita i chicchi di riso hanno rischiato di uccidere il novellosposo lasciando orfana la creatura che sua moglie portava in grembo–s’erano portati avanti col programma. Lei era lo specchio dellafelicità,lui di più: era la felicità in persona. Era marito e prestosarebbe diventato padre. Ma soprattutto era inebriato dall’orgoglio diessere più alto della sposa quel tanto che basta per affermareindiscutibilmente la propria autorità di uomo 6.
______________
    Cos’altro vuoi trovare di notte su una strada se non l’asfalto?
2   Banca piccola con un locale solo: una banca monolocale.
3   Plurale di “Luigi”.
4   Nei paesi dilaga la piaga della droga, scopo: darsi un tono.
5  A Ivi il presepio viene lasciato fisso tutto l’anno percomodità ma anche per devozione. Non è un presepio spettacolare, c’èuna sola statuetta, ma copriva abbondantemente lo sposo.
6   Si sarebbe poi scoperto che Verpéna Exnovo non era natalì ma vi s’era trasferita dopo la nascita, da piccola – cioèpraticamente una ventina d’anni dopo.

 

4 - I PORI DELLA PELLE

Non avete mai pensato perché abbiamo sulla pelle un numero così elevatodi pori né mai saputo quanti essi siano? Tale numero varia fra i Kq e iKz zilioni e varia a seconda dell'altezza, la bassezza, lastrettezza,la larghezza, la grassezza, la magrezza della personatitolare di tali epidermici forellini così indispensabile al dài-e-dàidel nostro fisico, nessuno escluso. Pare pure essere determinante -senza voler per questo innescare polemiche - il colore della pelle edelle tendenze politiche (a loro volta indipendenti dal colore dellapelle).


Commento di LOLLO:

Complimenti francesco, 6 agevobile!!! Un attore a tutto tondo: comicoin tv, drammatico al cinema, ballerino con le stelle e cantante.

Postato da lollo73 il 15-11-2005 alle ore 17:52:10


 
5 - IL PERICOLO PUBBLICO NUMERO 725

Roma Urbe. È stato finalmente arrestato il serial killer pericolopubblico (ma agente su luogo privato in ossequio alla legge 425 comma 2a margine del decreto legge promulgato per decisione-stralcio il giorno8 novembre dell’8 novembre dell’anno 8 novembre scorso) EssenzioEssenzio. Essenzio Essenzio, di nazionalità Cipriota, era consideratoil pipì (nel senso di pericolo pubblico) n°12. L'uomo, nudo,ha tentatodi giustificarsi dicendo di aver avuto un’infanzia difficile. Subitodopo, approfittando di una momentanea distrazione dell’agente sempliceKen Prostata, colonnello dei N.A.S. della D.I.A. di via dei Coronaridove possiede un negozio di antiquariato e coglie l’occasione persalutare tutti quelli che lo conoscono, assaliva la mano sinistra delcommissario N.A.T.O. Parti Colarmente, tentando di nutrirsene.

Subito tradotto in un istituto linguistico - Essenzio Essenzio parlasolo il cipriota ma anche lì non lo capiscono - è stato successivamentetradotto in carcere in italiano, per comodità dei residenti che noncapivano ciò che diceva.

Ivi, dopo e nel corso di una lunga e impegnativa indagine durata più ditre mesi nel corso della quale sono state impegnate tutte le forzadell’ordine presenti su tutto il territorio nazionale compresol’enclave di Campione d’Italia e alcuni Paesi Membri dell’OPEC,sonostati sufficienti alcuni minuti per capire che Essenzio Essenzio oltreche maniaco sessuale (e questo passi...) è anche un bugiardo compulsivosoprattutto in materia cerebrale! (e su questo non si può passare)!

Infatti, dopo un’indagine durata più di un anno nel corso della qualenon è stato impegnato nessuno a parte alcuni Paesi Non Allineati, èstato scoperto che, pur dichiarando un’apparente età di 47 anni,Essenzio portava scarpe ambedue numero 35 con l’allacciatura a bottone.

Scagionato dall’accusa di maniìsmo sessuale, Essenzio Essenzio è stato condannato perché essenzialmente falso.

Dopo 14 1 minuti è stata emessa sentenza dal GIP — giudice per le indagini preliminari — il dottor Gip.

Sei minuti più tardi Essenzio Essenzio è stato dichiarato libero apiede libero sulla parola ma in un tentativo di evasione lungamentestudiato nei minimi particolari grazie alla collaborazione di alcunifiancheggiatori giunti appositamente dalla lontana Cipro, il condannatos’è dato alla fuga.

Durante la corsa però Essenzio Essenzio incorre in uno sbaglio didirezione e si chiude in direzione intrappolandosi da solo e prendendoil direttore del carcere come ostaggio vivente.
Solo qualche attimo di paura poi tutto s’è risolto per il meglio. Allapresenza della stampa il direttore è morto e il martire cipriota s’èsuicidato un’ora e dodici minuti più tardi.
In serata però il bollettino medico era ottimista.
________

1  Quindici per chi chiama da fuori Roma.



6 - UN MOMENTO DI FOLLIA

Un uomo, anzi, due.

Postato da Francesco Salvi alle ore 05:46:24 in OPERE 2

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13-12-2005

DOMANI NACQUE

Abat-jour di Pianùro degli Uberti

PIANÙRO DEGLI UBERTI DELLA FAMIGLIA DEI ORTONI

Domani 3 aprile nacque Pianùro degli Uberti dellafamiglia dei Ortoni,mio zio. Un bell'uomo alto molto grasso, magro egrasso insieme, grassoda far paura.
Originario di Gottinga egli nacque nel 918 dopo Cristo; dopoCesare;dopo Traiano; dopo Platone; dopo Cicerone; dopo Omero; dopoOttone redei Franchi, Bronzo re dei Pesos e Contenitore AnodizzatoConte deiConti Correnti velocemente all’estero; dopo Vitallio, VitellioeVitullio; dopo Platone Plotino e Plutone; dopo Commodo; dopoScommodo;dopo Versace; dopo Ermenàstico detto il Pluvio, commerciantediaragoste nel mar di Marmara famosa per aver concepito e scrittoilfamoso epillio:

“Mal mar di Marmara - la mormora la murmura”

dedicato al mar di Marmara, alla mormora (un pesce) e alle murmure(piùpesci) e dopo un sacco di altra gente che non mette qui contodinominare ma non si diede mai per vinto né si diede mai, perquestaragione, alcun cruccio né diede mai ad alcuno motivo dilamentarsene.
Il suo nome era Cerutti Gino.
Nel 931 d.C. fu nominato caporedattore della Gazzetta diModenama,poiché la Gazzetta di Modena sarebbe stata fondata solo unadecinadi secoli più tardi, Pianùro patì il martirio per otto annidurante iquali fu lapidato un giorno sì e uno no dalle 9 alle 16orariocontinuato per un periodo non meglio precisato di otto anni chepotéperò detrarre dall'anzianità andando in pensione otto anniprimadell'età consentita.
Era l'anno 950 e il 2 agosto dello stesso giorno Pianùro degliUbertimorì consunto a causa della consunzione e maleodorante a causadellamaleodoranza.
Aveva solo 12 anni.
Oggi Pianùro degli Uberti della famiglia dei Ortoni dorme sepolto inuncampo di grano non è la rosa non è il tulipano che gli fanvegliadall'ombra dei fossili ma sono mille papaveri rossi e 500papafintigialli. Si festeggia il 20 di Marzo ma solo la sera perché digiorno sivenera il suo commercialista Cantagalli.

Proverbio di Pianùro: «A Pianùro se l'invern è frèdd ed duro - dall’estate siamo fuori di sicuro»

Postato da Francesco Salvi alle ore 16:44:16 in OPERE 2

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11-12-2005

OPERE POSTUME

alcune poesie traìte dalla raccolta
STORIA DI UN UOMO ABBANDONATO A ME STESSO


TI RICORDO DI ME?

Ti ricordo di me?

Tuo papà aveva un negozio
Che vendeva
Ciò che c’era scritto sull’insegna:
"Non di tutto ma tutto".
Però dentro ciavéva tutt’altro
e non vendeva un cazzo.
E tu non potevi fare a meno di me
Io sì.
Io potevo benissimo fare a meno di te e anche di me.
Anzi: soprattutto di quest’ultimo.
O “penultimo”: perché dietro di me c’era ancora un altro me stesso
Che non frequentavo mai.
Mi chiamavo da parte e poi
Mi scordavo dovunque.
Sempre.
Tutti i giorni.
A volte mai.
M’importava tanto poco di me che a volte
Non mi dimenticavo neppure.
E poi mandavo in giro il mio cane a cercarmi
Mandavo in giro il mio cane a cercarmi
E lui mi riportava a casa in bocca
Fra i denti
Come i bravi cani fanno col giornale.
Io ero il giornale.
Lui tutto pieno di bava.
E non mi insultava solo
Perché aveva le fauci occupate.
Che bei giorni quelli.
A volte mandavo in giro anche il mio pane a cercarmi.
Era una baguette
Con le orecchie lunghe
Tipo cocker
Maculate
(farina?)
e non abbaiava mai.
Era tanto buono.
Buono come il cane.

IL MIO NOME È ENNARIO ERPICE E SONO L’ARGOMENTO DI QUESTO LAVORO

Il mio nome è Ennario Èrpice e sono l’argomento di questo lavoro.
La mia storia è molto semplice
per questo motivo sono morto subito.
Viste le premesse ho deciso di farla finita.
Ma non ho ancora deciso quando.
Però ho deciso
Quanto.
Tanto.
Tantissimo.
Sarà per sempre.
Quando faccio una cosa
la faccio bene.
È vero che di solito quando faccio una cosa poi va a finire che non la faccio.
Ma se la faccio
La faccio bene.
Soprattutto se non ho
Nient'altro da fare.
Come ieri.
Come oggi.
E l’altro ieri.
Tre giorni fa …
Tre giorni fa come assomigliano a tre giorni fra.
E “fra” non come diminutivo di “fratello”.
La mia storia è troppo semplice,
Perciò meglio parliamo della mia geografia.
Mi tratto di me: Ennario Èrpice
Mi estendo da qui a qui e confino lungo tutti i lati con me stesso.
Bè, confinare è una parola grossa:
diciamo che
mi sono adiacente su tutti i lati ma evito ogni occasione di contatto.
Non mi dò molta confidenza.
Meglio: non mi parlo mai.
Peggio: non mi fido.
Potrei dirmi per isbaglio delle cose
riservate
e non amo dire cose personali a degli estranei.
Potrei venire a saperle.
Meglio non fidarmi
di me.
Sono un perfetto sconosciuto, mi conosco troppo bene…
Qualche breve cenno su [o sotto] la mia famiglia
Cominciamo da mio papà
che nelle biografie di solito viene chiamato ufficialmente
«padre».
Ma nessuno nella propria famiglia s’è mai rivolto a suo papà chiamandolo
«ufficialmente padre»
[amenoché lo stesso non avesse avuto una ruolo importante nella Bibbia].
ma ogni volta che lo facevo, lui
mi dava una mancia.
E io avevo bisogno di soldi.
Ho sempre avuto bisogno di soldi.
Ma ormai sono quasi tutti morti.
[non i soldi, intendo].
Non avrei mai osato chiamare
mio papà padre
o padre mio papà:
non avrebbe capito che parlavo con lui.
Colui.
Una volta lo feci – nel senso buono
e lui rispose salute!
Credeva che avevo starnutito.
«Papà»
«Salute!»
«Grazie».
Avrei voluto dirgli «Ti voglio bene», ma in fondo non lo pensavo.
Lui invece «Salute!» sì:
lo pensava.
Avrei voluto dire di più – dire «Papà ti voglio meglio!» ma
Stava già bene così,
Nel suo brodo.
La pentola era comoda.
Lui non capiva, ma
mi stava ad ascoltare.
Non che di solito mi capisse,
Ma almeno mi stava ad ascoltare.
Così finivo prima.
Non che mi ascoltasse per davvero, ma
mi stava a guardare.
Non che mi guardasse per davvero - di solito dormiva - ma
quando si svegliava
poi
mi picchiava.
Non che ricordasse cosa gli avevo detto:
mi picchiava sulla fiducia.
Ma la pentola era comoda
E si addormentò
E quella volta non si svegliò.

I POLITICI INCORRUTTIBILI CI SONO, MA COSTANO DI PIÙ

Mio padre non ha mai avuto figli.
E questo è un peccato perché
possedeva uno spiccato
istinto materno.
Beati i miei fratelli che sono figli unici!
Viziati.
Io invece più che unico sono solo:
completamente solo.
Sì.
Sono solo: completamente solo, sì.
Sì.
Ma faccio finta di no.
Mio padre invece sì, che era un corrotto.
Corrompeva.
E chi corrompe paga.
Corrompeva di tutto
Comunque e dovunque.
Ha corrotto le scatole a tutti.
Ha corrotto di qua ha corrotto di là
Ma preferiva i politici.
I politici incorruttibili ci sono ma costano di più.

NEVISCHIO

Guarda che spettacolo:
cime incontaminate, nevi eterne.
E terme.
E tarme.
Cielo azzurro come un diamante bianco.
E freddo.
Così freddo che per forza che poi le stelle si conservano bene.
E resto qui ore e ore a guardare e a non pensare a niente
Non pensare al dolore.
Non pensare a niente.
Non pensare al dolore.
Pensare di non pensare a niente è già pensare al dolore.
Ore e ore a pensare al dolore.
E ridere.
Bello, e basta.
La natura che ottunde i sensi con la sua messinscena.
Col nuovo spettacolo di quest’anno: «collezione
Autunno – inverno».
Autunno in autunno e inverno in inverno.
«È uguale all’anno scorso», sento dire.
D’accordo, è uguale all’anno scorso
ma è sempre un classico.
E non impegna.
Basta guardare.
È bello stare qua e guardare.
E nessuno che ti manda via.
Ricordo.
Quand'ero piccolo andavo al campo sportivo.
Non so perché
ma gli ultimi trecento metri era più forte di me e acceleravo.
Non so perché
Ma sentivo come una specie mano che mi spingeva da dietro e
Non so perché
Ma acceleravo.
E mi veniva da ridere mentre acceleravo.
Arrivavo al campo,
cominciavo a giocare.
Ne scartavo uno, ne scartavo due, ne scartavo tre, li scartavo tutti
e poi veniva qualcuno che mi mandava via.
Sempre.
Idem a scuola.
Sul lavoro.
A casa mia.
C’era qualcuno
che veniva a mandarmi via.
Sempre.
Qui invece no.
Nonò: qui, no.
Dicevo così quando poi è arrivata una valanga
Che m'ha portato giùtre chilometri più a valle.
Una bella valle. Gran
Bella valle.
E m’ha lasciato lì. Cioè:
un po’ più in là,
con la vista del paesino dall’alto
insieme a tutti i suoi sassi.
Ogni tanto viene qualcuno a far visita
ai sassi.
Guarda dice «La strada potrebbe passare di qua»
L’altro dice guarda «Sì, e poi la diga? Dov’è che la si fa?»
E non sono note: sono annotazioni su un taqquino.
Di me invece non chiede niente nessuno.
E sì che sono lì a d’un millimetro.
Una volta è arrivato uno a chiedere se c’era qualcuno da mandare via.
Lui non m'ha sentito ma
M’è sembrato gentile rispondergli di no.

PELI SUPERFLUI

Ho fatto lettere per tre anni, poi ho smesso: spendevo troppo in francobolli.
Avevo un sacco di sogni nel cassetto ma soprattutto uno: avere un altro cassetto per metteterci le camicie.
E poi un altro: avere delle camicie.
E poi un altro: che mi stavano bene una volta su.
E adesso sono qui: guardami
Ho il conto in banca con l'ernia.
In tasca ho, mettendo insieme tutti i biglietti da mille ho 600 lire.
Io le chiamo ancora così.
Le chiamo per nome.
Una ad una. Cioè, totale: una.
Non so che cosa devo fare e
Non so
Se lo farò.
Sono molto contento di essere qui,
ma non di persona.
Non fidatevi di quello che dico:
ho delle opinioni che non condivido.
Stavo molto meglio quando ero solo.
Secondo me i peli superflui sono molto più intelligenti di quelli normali.
Potenza della distrazione
Non ricordo più cosa volevo scrivere.   
Distrazione della potenza
La cosa che Izzy Murray di Hopps–on–U,
Lancashire,
desiderava di più al mondo
era
diventare un grande illustratore
il più grande e più famoso illustratore del mondo.
La cosa che Izzy Murray di Hopps–on–U,
Lancashire,
desiderava di più al mondo
era
aggiungere le parole
"il più grande e più famoso" e "del mondo"
alla parola
"illustratore"
che per il momento giaceva
sola soletta
accanto al nome e cognome "Izzy Murray" sul citofono:
“Izzy Murray – illustratore”.
Avrebbe desiderato leggerci.
Ma per essere davvero precisi doveva esserci scritto:
“Izzy Murray di Hopps–on–the-U,
Lancashire,
il più grande e più famoso illustratore delmondo”.
Lo desiderava tanto che avrebbe comprato
tre citofoni
solo per lui
per farci stare dentro
la scritta tutta intera.
La cosa che Izzy desiderava di più al mondo era
che le riviste più prestigiose facevano pazzie
per convincerlo a pubblicare uno schizzo qualsiasi
e lui rispondeva
«Non so».
Loro insistevano e lui insisteva
«Vedrò».
Avrebbe dato un braccio pur di realizzare che questo sogno diventava realtà.
Fece di tutto.
Provò tutto il resto.
Ma il tutto fu inutile
e il resto di nessuna utilità.
E ancora e ancora.
E ancora e ancora.
E ancora niente e ancora niente.
E ancora niente e ancora niente.
Allora Izzy Murray di Hopps–on–U, Lancashire
[che è il protagonista di questa storia]
decise di andare da un mago che viveva nella capitale, in fondo a sinistra.
Abitava in una grande casa, piena di inquilini che erano sempre lui.
Era il mago Rosseggiante
famoso perché aveva guarito una star del rock dalla fastidiosa abitudine di
mettersi e togliersi un dito dal culo durante le interviste con le radio.
Ora lo faceva solo con le tv.
Non era molto
d'accordo
ma era pur sempre qualcosa.
Il prezzo da pagare per Izzy era altuccio. Anzi, decisamente altino.
Ma Izzy non disse no.
Non disse neanche sì.
Disse: «Certo, cazzo!»
Facendo notare il punto esclamativo dopo l’ultima “o”.
Izzy doveva dare al mago una cosa preziosa,
che però lui ce ne aveva già due,
quindi
tutto sommato…
E poi aveva tanto desiderato quella cosa che ritirarsi in quel momento
Proprio non se la sentiva.
E poi neva leva la pena
e lui la pena voleva levarsela.
E poi e poi e poi…
era una cosa sua e
decideva lui.
Quella notte la seduta fu davvero molto notturna.
Un’esperienza aeriforme.
Pluriforme Monofore Bifora Trifora Trentennale
BugigattoloRepentinaAspartame Paneesalame Vermiforme Altezzosa PiacenzaPianerottolo
MerdaTerrazzosa Sensaziosa Mattonella Dado
QuellaLanugineChetiSiFormaall’InternDell’OmbelicoQuandoIndossi
LaMagliettaDiLanaNonostanteTiSeiAppenaFattoLaDoccia
ETiChiedi«LaProdurròMicaIo?»
Pedali Pedalini Biciclette Ectoplasma Plasma Senza «ecto»
”WhoHitCyInTheEyeWithAnEskimoPie?”
Fu un’esperienza indefinibile ma Izzy volle definirla ugualmente
E disse: «È stata un’esperienza comedire…?»
E da quel giorno “comedire” diventò sinonimo di
“non saprei”.
Ma non nello stesso senso.
Di quella notte Izzy avrebbe ricordato solo
Néro
Di quella notte Izzy avrebbe ricordato solo
Buio.
Di quella notte Izzy avrebbe ricordato solo
Néro e buio.
Le uniche variazioni erano vaghe e misteriose macchie di buio
leggermente meno scure dello sfondo sul quale si agitavano molli al pari di amebe.
Ma la cosa più importante fu che il giorno seguente
Il sogno di Izzy si era avverato.

Il sogno di Izzy si era avverato.

E Izzy era lui
Proprio lui: Izzy Murray di Hopps–on–U, Lancashire
Che al risveglio
Era diventato il più grande
Illustratore del mondo.
In compenso però non possedeva più il braccio sinistro.
La sua carriera era già finita.
Izzy s’era dimenticato di dire al mago
Che era mncino.
Con la destra non riusciva neppure ad allacciarsi i bottoni della patta.

Postato da Francesco Salvi alle ore 18:10:48 in OPERE 2

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