Blog - Francesco Salvi

21-03-2008

30-11-2006 - STORIA DELLA CULTURA MONDIALE DI TUTTI I TEMPI E PAESI

CANONE MEDIO DI BELLEZZA FEMMINILE PRESSO GLI ANTICHI GRECI

LE RELIGIONI ANTICHE

Le prime divinità erano femminili. In molte culture un uomo bello e giovane, tipo me, veniva sacrificato ogni anno alla dea assira ANAITIS. Gli veniva dato il titolo onorifico
di “RE” e veniva lavato, dipinto e vestito di rosso e oro secondo il taglio alla moda. Il Re così agghindato trascorreva un giorno e una notte accoppiandosi pubblicamente con le sacerdotesse elette da un referendum di Sorrisi e Canzoni. Il pubblico poteva votare e si ccettavano anche scommesse. Il re non sapeva che alla fine sarebbe stato ucciso e offerto come dono alla dea e quando si accorgeva della fregatura di solito era troppo tardi (o troppo presto).
Tutto ciò era molto divertente ed anche arrapante per tutti tranne che per il Re il quale veniva ricoperto con un mantello d’oro e bruciato vivo prima che potesse disdire la prenotazione del motel.
A poco a poco però l’Uomo giunse alla consapevolezza di rivestire un ruolo preciso nell’atto della procreazione (grosso o piccolo o di semplice spettatore secondo i casi) che ino a quel momento non era stato tenuto nella giusta considerazione. Così si passò dalla concezione matriarcale a quella patriarcale ma gradualmente: le divinità erano già diventate maschili ma la loro moda era ancora unisex.
Rappresentativa di questo cambiamento in atto è una cerimonia solenne che si svolgeva nel mese di dicembre presso gli aztechi. Durante quella cerimonia una donna veniva acconciatacome LLAMTECUHTLI, la vecchia dea della terra e del giorno, e veniva affrontata da un into manicure il quale la decapitava a sua insaputa con un bigodino mentre lei, ignara, era intenta a compilare un modulo per il trasferimento-chiamata dal cellulare a un mpianto fisso. A cerimonia terminata la testa della donna veniva donata a un sacerdote che faceva solenne giuramento di pettinarsi come lei per tutto l’anno e di indossare la tessa maschera di bellezza prima di andare a letto. Inoltre doveva impegnarsi portare in artoria il vestito e fargli dare una ritoccatina sui fianchi.


LE PRIME CIVILTÀ
Gli storici tradizionali hanno ormai appurato che la prima civiltà vera degna del nome “appurato” si è sviluppata in Mesopotamia fra Sumeri ed Egizi. Questa teoria è naturale per la nostra cultura che considera egocentricamente il mediterraneo come la culla della civiltà occidentale, ma la verità è che i nostri popoli discendono da altri popoli più antichi emigrati per vari motivi da luoghi ancora più antichi quali A, B e C:  
A) - dal Sahara centrale che aveva penuria di acqua

B) - dalla zona attorno a Bergamo che aveva il problema opposto

C) - da un volo charter che all’ultimo momento era stato soppresso e l’agente di viaggio era scappato con tutte le caparre.

Qualunque fosse il popolo originario di cui ormai si sono perse le tracce esso si sparse in varie direzioni esportando il concetto di monarchia che quindi non è di invenzione egiziana, bensì africana: nella Nubia, l’odierno Sudan, è ormai provato che prima dei
faraoni si verificò una successione di ben DODICI RE, prima che comparissero DUE DONNE e poi UN FANTE. Alla fine uscì un due di picche e tutta la popolazione si diede alla fuga.

I BABILONESI

I primi a pensare che la terra non fosse quadrata furono i Babilonesi. Anzi a dire la
verità Essi furono i primi in assoluto a pensare alla terra. Anzi a dire la verità essi rimasero per molto tempo gli unici a fare ciò: tutti gli altri popoli preferivano pensare ai fatti loro. I Babilonesi la disegnarono come una pizza in quelle che risultano essere le prime rappresentazioni cartografiche della storia e così  si orientavano nelle loro esplorazioni. C’è da dire però che queste mappe erano scolpite nella pietra e i viaggiatori avevano qualche problemino quando veniva il momento di ripiegare la cartina. Già che erano Babilonesi ql popolo inventò anche la prima macchina calcolatrice. Si trattava di una tavoletta di pietra incisa da tre solchi che veniva picchiata sulla testa della persona finché non dimenticava l’operazione che voleva eseguire. Con quella macchina si potevano eseguire solo addizioni e sottrazioni: per tutte le altre operazioni era obbligatoria l’anestesia.Questo popolo si dedicò all’astronomia. Guardavano il cielo giorno e notte: di giorno non vedevano niente perché non ci sono le stelle, di notte invece non vedevano niente perché era buio ma comunque non demorsero e in breve furono in grado di calcolare con stupefacente approssimazione quanti giorni mancavano all’inizio del Campionato di calcio.

I FENICI

I Fenici rimasero assoggettati agli Egizi fino al 1200 a.C., prima di riuscire a liberarsene. Ma assaporarono la libertà solo per poco perché venero subito conquistati

dagli Assiri i quali appena arrivati presero d’assalto la città di ARADO e per prima cosa le aggiunsero l’articolo senza apostrofo ribattezzandola LARADO (nome completo: LARADO AL SUOLO per distinguerla da LARADO AL MONTE che non gli era venuta molto bene).

Il fatto di conquistare la Fenicia non era comunque ritenuta una grande impresa comunque perché essi erano sempre fuori per i loro commerci. Si deve proprio ai Fenici l’invenzione della portineria e i primi esperimenti di segreteria telefonica.I Fenici sono entrati nel Guinness dei Primati perché furono gli unici montanari a diventare i più grandi navigatori dell’antichità. Infatti essi, provenendo dalla Mesopotamia,  si stabilirono tra le montagne del  Libano nel 3000 a.C. e usarono tutto il legno che trovavano per fare navi con cui solcare il mare. I Fenici commerciavano e trasportavano qualsiasi cosa anche per conto terzi senza anticipi né cambiali: portavano
polistirolo e vetroresina in Egitto e Kinder Cereali a Creta dove caricavano piccoli cessi in plastica e prodotti dietetici che scambiavano con le calze depilatorie della Palestina e della Mesopotamia e così via. Non c’era mercato o porto del mondo allora conosciuto che fosse sconosciuto ai Fenici, e i posti che ancora non conoscevano andavano a scoprirli di persona e dove non c’era ancora niente li costruivano loro, poi se ne
andavano e tornavano un paio d’anni dopo facendo finta di scoprirli.

I Fenici davano alle loro città nomi schifosi tipo UGARIT, BIBLO, SIDONE, TIRO, SPRANGA, GINOCCHIERA, ORTODONZIA ma appena voltavano le spalle gli abitanti glieli cambiavano: tanto quelli ne fondavano in continuazione e non se ne accorgevano neppure.

Nel 611 a.C., duemila anni prima di Vasco de Gama, i Fenici circumnavigarono l’Africa su incarico del faraone NEKO. Partirono dal mar Rosso e ricomparvero allo stretto di Gibilterra quattro anni dopo con convergenza e bilanciatura completamente da rifare. Ai pochi giornalisti presenti dissero che quel viaggio non valeva la pena di farlo ma Vasco de Gama volle tornarci lo stesso duemila anni dopo e trovò lo stesso poca roba ma notò che i prezzi erano aumentati da pazzi.


I Fenici migliorarono pure le tecniche di costruzione delle navi ed inventarono molte cose fra cui:

a)     - una vela speciale che poteva funzionare anche senza vento (però servivano i remi)

b)     - la chiglia

c)     - la ciniglia

d)     - la conchiglia

e)     - e tutte le cose che finiscono in -iglia

f)     - (soprattutto fanghiglia e i suoi derivati).

Nell’814 essi fondarono fra le altre cose la anche città di CARTAGINE che con loro non combinò molto ma sotto gli Assiri diventò una grande potenza ed ebbe anche una bella parte nell’Eneide, cosa che i Fenici non avrebbero mai ottenuto.


EGITTO
Quando si dice “EGITTO” si pensa subito alle PIRAMIDI ma quando si dice “piramidi” non si pensa subito all’Egitto: si pensa ai FARAONI.Le dinastie egizie iniziarono dopo l’unificazione del regno attorno al 3100 a.C. Il primo faraone della prima dinastia si chiamava NARMER (o MÈNES o GINO o KNAUSS), che in lingua egiziana antica significa “primo faraone della prima dinastia di nome Narmer (o Mènes o Gino o Knauss)”. Essendo Narmer il primo della dinastia non aveva alcun ritratto con gli antenati da mettere nella galleria di famiglia e ciò gli dava molto fastidio perché aveva un sacco di cornici già pronte e non sapeva dove metterle. Allora fece costruire una piramide per
nasconderle in attesa dei discendenti, su consiglio del Gran Visir (il capo dell’amministrazione era chiamato Visir: per essere scelto - come dice il nome - doveva avere un bel viso).

Le piramidi egiziane potete trovarle solo qui o al massimo su  qualche pacchetto di sigarette con in primo piano un cammello con una sola gobba.
Le piramidi detengono alcuni record. Per esempio:

Ä - la piramide di Saqqara è l’unica al mondo ad avere due “Q”   

Å - La piramide di Cheope è l’unica al mondo ad essere la più grande di tutte

Æ - la piramide di Micherino è l’unica al mondo ad avere un nome così pirla

La forma tipica della piramide come la conosciamo noi fu adottata nel corso della IV dinastia, in un momento di noia. Nella prima versione le piramidi avevano la punta in giù  e la base in alto: potete immaginare le difficoltà costruttive! Ma dopo alcuni secoli gli egizi si accorsero subito che la stabilità non era eccezionale: alcune crollavano già durante la costruzione, altre invece si infilavano completamente nel terreno e restava
fuori solo il pavimento quadrato, costituendo i primi esempi di piste da ballo dell’antichità. i kushitiGiunta al massimo della sua evoluzione la civiltà egiziana si prese un meritato break e fu conquistata dai Kushiti i quali avevano cominciato con l’addestramento degli elefanti da guerra. Raggiunto nel frattempo un alto grado di civiltà riapparvero con prepotenza dalla Nubia, come già avevano fatto secoli prima, conquistando nuovamente tutto. Già che c’erano, essi regnarono come faraoni per più di un secolo e poi sparirono di nuovo prosperando per almeno altri mille anni all’interno dell’Africa senza scrivere neanche due righe, anche perché ancora non c'era…

LA SCRITTURA

La scrittura fu inventata dai SUMERI.
Uno dei più antichi messaggi scritti che si conoscano è l’epigramma, poi diventato famoso: “SUMERO CHI LEGGE”. Le prime tavolette incise sono del 3500 a.C. e si tratta perlopiù di annotazioni riguardanti il movimento delle merci nei supermercati  . Più che annotazioni sono segni, ma più che segni sono in realtà disegni. Cioè più che disegni sono scarabocchi, fatti da gente che non sapeva scrivere: per cui possiamo dire che quelli che scrivono è perché non sono capaci disegnare. Con questo tipo di scrittura si arrivò pian pianino a esprimere in modo sintetico concetti sempre più pesanti passando così dai PITTOGRAMMI agli IDEOGRAMMI e  ai CHILOGRAMMI.

L’ALFABETO invece fu inventato dai FENICI intorno al 1500 a.C. ma non fu possibile usarlo fino al giorno dopo perché era Lunedì e le poste erano chiuse.Tutti i vari popoli si sono sbizzarriti per quanto riguarda la scrittura ed ognuno ha dovuto superare le più svariate difficoltà nella corsa incessante verso il progresso.
Vediamoli un po’ nel dettaglio:

Gli HITTITI scrivevano sul metallo ma finché non fu inventata la fiamma ossidrica si dovettero limitare a scrivere le “i” e le “t”, da cui il loro nome.    

A BABILONIA ognuno scriveva nella propria lingua senza preoccuparsi di spiegarla a nessun altro, nemmeno al vicino di casa e tutti cercavano a peso d’oro uno straccio di traduttore. Invano: la torre crollò.     

Gli EGIZI scrivevano sul papiro, che conservavano in rotoli ma poi li confondevano con la carta igienica.  La maggior parte di essi sono andati irrimediabilmente perduti.     I

POPOLI DEL DESERTO (chissà perché li chiamavano così: come se gli altri vivessero a Cervinia!) scrivevano sulla pelle degli animali, ma era un’impresa tenerli fermi e la calligrafia veniva tutta tremante.    

Gli ASSIRI scrivevano sulla pelle umana ma poi in estate si abbronzavano e non si leggeva più un tubo.    

I SIRIANI scrivevano sull’acqua e il livello letterario dipendeva dalla marea

IL MIO MEDICO DELLA MUTUA scrive sulle ricette ma se poi non trova un farmacista a portata di mano non è più capace di capirci qualcosa nemmeno lui.

I GEROGLIFICI

I geroglifici furono decifrati dal francese CHAMPOLLION grazie al ritrovamento della STELE DI ROSETTA. Su quella stele, scoperta dalla missione scientifica che accompagnò Napoleone in Egitto, c’erano due testi, uno scritto in greco e l’altro scritto in geroglifico e il testo geroglifico era la traduzione di quello greco! Che colpo di culo! A quel punto non restava che trovare qualcuno che conoscesse il greco per sapere che cosa significassero i geroglifici. Il lavoro, tutt’altro che facile, fu lungo e minuzioso ma dopo 5 anni e anni, giusto il tempo di iscriversi  e finire il liceo classico, Champollions   riuscì nel suo intento e da allora in poi, grazie a Champollionss  , siamo in grado di leggere e tradurre fluidamente - e a volte anche a capire - la lingua greca.


CHAMPOLLION
Vedi sopra.

INDIA
Gli Indiani erano molto più sviluppati degli Egizi da molti punti di vista, ma soprattutto dal loro. Il loro territorio era molto più vasto di quello egiziano: più di un milione di chilometri rispetto ai 35.000 degli egizi. Ciò però non significa niente perché i chilometri degli Egizi erano tutti quadrati e invece quelli dell’India era tutti storti e frastagliati e si sprecava un sacco di spazio. E poi questo non c’entra con l’antichità.  Le città indiane erano molto belle e ben progettate, anche se erano forse un po’ troppo
condizionate dalla teoria. Per esempio Harappa aveva uno straordinario sistema di fogne, però si erano dimenticati di costruire i gabinetti. L’India inoltre vantava una sviluppatissima tecnologia navale. I mastri d’ascia indiani costruivano vascelli a tre e quattro alberi con i quali riuscirono ad attraversare l’Oceano Pacifico. Ciò è dimostrato da campioni di cotone indiano del 2.500 a.C. proveniente da Harappa trovato in Perù. Il che dimostra che  gli indiani facevano il miglior uso possibile del vento 3.000 anni prima degli europei. Ma il fatto che non si sia trovata alcuna traccia di cotone peruviano ad Harappa dimostra che non conoscevano la retromarcia (forse perché non avevano ancora inventato il timone).

ARIANI

Gli ariani erano grandi e grossi più dei tedeschi di adesso e bevevano un sacco di birra, ragione per cui tendevano a diventare sempre più grossi. La birra era la loro spina. Essi occupavano un territorio relativamente ridotto e ben presto si trovarono schiacciati uno sopra l’altro. Così cominciarono a diffondersi dappertutto alla ricerca di un posto dove vivere, partendo dall’Europa centrale. I primi tempi pensavano di accontentarsi di una mansardina ma poi si lasciarono prendere la mano e divennero esosi impossessandosi delle ISOLE BRITANNICHE con le loro terribili armi che si fabbricavano personalmente avendo appreso l’uso del bronzo. Le Isole Britanniche avevano come unica arma il porridge, una specie di pappetta di fiocchi d’avena che si piazza sullo stomaco del nemico e non va né su né giù per giorni e giorni (che veniva utilizzato anche nell’edilizia per cementare). Quell’arma che aveva già neutralizzato molti avversari nulla poté contro le armi in bronzo. Ancora adesso le Isole Britanniche hanno una paura tremenda del bronzo e alle Olimpiadi arrivano sempre primi secondi o al massimo quarti: non arrivano mai terzi per paura della medaglia di bronzo che gli riporta alla mente brutti ricordi.

Questi primi ariani erano i CELTI GAELICI che costruirono STONEHENGE e AVEBURY, i misteriosi monumenti di pietra di cui nessuno sa con certezza il significato nonostante
sia ormai certo  che si tratta di una segnalazione o pista di atterraggio per i dischi
volanti provenienti da una civiltà superiore, ma la nostra cultura occidentale maschilista non avrà mai il coraggio e l’onestà intellettuale di ammetterlo, nel timore che alla guida ci fossero delle donne.. Dopo i Celti Gaelici arrivarono i CELTI BRETONI che, per profonde e inconciliabili differenze religiose e culturali (essi apparecchiavano con il coltello a destra, gli altri lo mettevano a sinistra), li distrussero e cacciarono fino all’estremità della Scozia e dell’Irlanda.

Piccolo dettaglio tecnico: i Celti bretoni avevano le armi in ferro contro le quali le armi in bronzo erano come una specie di pappetta di fiocchi d’avena allo yogurt.A loro volta i Celti Bretoni furono in seguito distrutti e cacciati indietro da invasori successivi dotati di armi in Tungsteno. Poi questi vennero a loro volta cacciati da altri che avevano armi in Vanadio e che furono sconfitti da altri con armi in Cadmio-Cromo che però dovettero cedere di fronti lle armi in Nichel-Selenio-Fluoro degli invasori successivi.

Tutto continuò così con gli invasori che si susseguivano secondo turni organizzati dalla MSC Crociere finché alla fine ritornarono le Isole Britanniche originarie che nel frattempo avevano depositato il marchio «PorridgeÔ» diventando una potenza economica in tutto il mondo con il merchandising della pappetta di fiocchi d’avena. Alcune tribù ariane si sospinsero fino in INDIA dove distrussero tutto, non trovando nessuno che accettava i loro traveller chèques. Fra gli ariani e gli indiani originari l’incomunicabilità restò sempre totale. Gli ariani non si mescolarono mai con gli indiani, mai divisero la mensa con loro né mai si intesero in alcun modo né mai diedero loro le chiavi del frigo. Ecco perché in India è così difficile trovare qualcuno che tiene al Bayern di Monaco! Ciò spiega anche come mai a tutt’oggi in India gli appartenenti alle caste superiori hanno la pelle più chiara e sono disposti a farsi ammazzare piuttosto di giocare una partita di hockey su prato.

CINA

Il primo impero cinese fu quello della dinastia SHANG (intorno al 1.700 a.C.), specializzata nella coltivazione del riso e del miglio. Gli Shang inventarono il gioco dello SHANGHAI che divenne molto popolare e fu giocato un po’ dappertutto e diede il nome a molte città dedite al gioco, fra cui Shanghai, Monopoli, Risiko e, molto più tardi, Las Vegas. Essi era una popolazione conquistatrice e nomade che si stabilizzò solo dopo aver risolto l'annoso problema di far stare il miglio in un chilometro quadrato.

L’IMPERO PERSIANOGli ariani ruppero le scatole persino a una superpotenza come l’ASSIRIA che fu assalita e sconfitta dall’alleanza fra SEMITI e CALDEI a sud e ARIANI e PERSIANI a nordest. L’Assiria venne divisa in due regni. Il PRIMO era l’impero caldeo di Nabuccodonosor che aveva l’inno nazionale composto da Giuseppe Verdi. Il SECONDO era l’impero dei persiani, famoso perché le mogli stavano sempre alla finestra. Ma i membri del coro si opposero a questa alleanza, misero zizzania, e i Persiani distrussero il Nabucco, coro e scenografia compresi.L’imperatore persiano si chiamava Dario I e aveva un territorio sconfinato su cui imperare. Gli serviva perciò un sacco di tempo per andare dall’Egitto all’India all’Arabia al Mar Caspio a fare le pulizie che curava personalmente (non voleva avere estranei per casa) e allora decise di chiamarsi anche Dario II per poter regnare più  a lungo e dare a suo figlio il nome di Dario III.
Per fortuna che a quei tempi c’erano cavalli e carrozze velocissimi che permettevano comunicazioni relativamente rapide. I persiani costruirono le prime autostrade del mondo riservate a carrozze e pedoni: erano come quelle di adesso, solo senza il telepass. Era stato risolto in modo brillante anche il pericolo dei predoni: essi potevano assalire i viaggiatori lungo l’autostrada ma potevano attraversare solo sulle cosiddette “STRISCE PREDONALI”.

IL PRIMO SISTEMA FEUDALE
Anche i cinesi vivevano sotto la minaccia dei barbari, nel loro caso i POPOLI MONGOLI, che avevano imparato a domare i cavalli ma non i cavalieri.Contro i Mongoli e la loro ferocia non c’era nulla da fare e uno di questi popoli, i CHOU  , conquistarono tutto l’impero Shang fino al fiume Yangtze concedendo la cittadinanza mongola a tutti coloro i quali non superavano il test attitudinale. I Mongoli inventarono il sistema feudale più di mille anni prima degli europei ma non lo
seppe mai nessuno perché la dinastia Chou non ha mai avuto un buon Ufficio Stampa. Questa è una caratteristica comune a molti popoli dell’antichità che raggiunsero spesso straordinari livelli di civiltà ma non seppero farci attorno abbastanza chiasso da interessare i mass media.

Il sistema feudale sopravvisse anche di fronte ai molti invasori che nel 771 a.C. fecero sprofondare la Cina in uno dei suoi soliti periodi di divisione quando cominciarono a dichiararsi guerra da soli mandando una metà dei propri contadini in prima linea a
difendersi dall’altra metà dei propri contadini che erano stati mandati all’attacco. Il risultato fu una lunga serie di pareggi che non giovò a nessuno provocando un salasso di punti in media inglese che in breve mandò la Cina in serie B.Poi, lentamente, quel grande popolo raccolse i propri cocci e attorno al 221 a.C. presentò una straordinaria collezione di ceramiche. Il nome stesso “CINA” deriva dal più forte di quei cocci, il CH’IN, che fino allora si era astenuto dalle guerre ed era stato all’estero a frequentare una scuola di management.

Il principe CHENG (il cui nome in cinese antico significa “Principe che si è  astenuto dalle guerre andando invece all’estero a frequentare una scuola di management”) si nominò Primo Imperatore e fece costruire la GRANDE MURAGLIA CINESE, così chiamata dagli studiosi perché era grande, era una muraglia e stava in Cina. Essa si rivelò un’ottima difesa dagli attacchi dei mongoli i quali persero secoli e secoli a girare avanti e indietro alla ricerca del portone d’ingresso. Cheng cercò di imporre come lingua ufficiale l’inglese ma dovette poi ripiegare sul cinese antico che non ricordava più e che comunque parlò sempre con un formidabile accento cockney.

LA GRECIA E LE PRECEDENTI CIVILTÀ MINOICHE ORIGINARIE.
Sono state le precedenti civiltà minoiche originarie che vennero distrutte dalle tribù ariane a daer i natali ai successivi greci (le Pasque invece se le tennero x loro).

LA CIVILTÀ GRECA

La civiltà greca nasce dall’invasione di tribù ariane che distrussero le precedenti civiltà minoiche originarie come ci è stato tramandato oralmente nelle versioni epiche della loro storia nei poemi ILIADE e ODISSEA, messi in forma scritta solo nel secolo VII
quando i Fenici, nelle pause fra un combattimento e l’altro, insegnarono loro a leggere e scrivere.I Greci crearono le città-stato indipendenti Atene, Sparta, Delfi, Tebe, Corinto e isole comprese e inventarono in quell’occasione l’espressione “Isole Comprese”.  Queste grandi città combattevano in continuazione fra di loro fermandosi solo ogni quattro anni per apposite gare di atletica chiamate OLIMPIADI.  Durante queste gare le città si fronteggiavano come in guerra ma senza mai rivolgersi la parola tranne che nel saluto ufficiale di inizio e fine gara: kalimera e kalispera (che nella lingua greca antica significa “Che minchia di faccia che tieni!” e  “Non mi stai guardando la faccia”).

Lareligione greca
I greci erano un popolo molto religioso ma non possedeva una religione di stato né una chiesa, così la Domenica si trovavano tutti in piazza e con la scusa di cercare la chiesa assavano tutto il pomeriggio chiacchierando e passeggiando, gli uomini in piazza e le onne nel gineceo.  

La loro religione era il POLITEISMO, parola che in greco antico letteralmente significa: “Chi Più Ne Ha Più Ne Metta”. E

ssi adoravano DÈI famosissimi quali: HÉPHAISTOS, ARES, ARTHEMIS, HÉRA, ecc… e alcune divinità minori fra le quali:

- ADÈS,  dio della fretta. Il suo motto era: « Adès o anche prima, se possibile »

- PANE,  dio dei sandwiches. Aveva la sua sede nel Mulino Bianco (da cui la Casa Bianca prese il colore)

- ESCULAPIO, divinità degli sculaccioni tenuta soprattutto dai monelli

- KORE, dea degli innamorati (nelle regioni meridionali)

- NERÉO, dio del pallone che anticamente aveva giocato nella Triestina e allenato Padova e Milan

- ANFITRITE, dea dell’artrite (te la faceva venire se non l’avevi: se invece l’avevi già le andava bene così

- i TRITÒNI, un complesso formato da tre dèi che cantavano su tre toni diversi,armonizzandol

- le MUSE, sempre imbronciatel

- le FURIE (che erano le Muse quando s’incazzavano)

- EOLO è l’unico, dei sette: gli altri sei non erano neppure considerati

- i VENTI:  il primo esempio di divinità riunite in consorzio operativo.

 

Inoltre i greci in certi casi eccezionali divinizzavano uomini straordinari che durante la loro esistenza si erano distinti per il loro eroismo. Fra questi iè mpossibile non ricordare:

PIRITOO: uno che aveva sempre fatto ridere tutti (per ottenere il vero nomebasta aggiungere due “s”)

BELLEROFONTE: eroe delle acque minerali e delle fonti sorgive con residuo fisso a 180°C di 1298,4 mg/l

PÈRSEO, eroe dei distratti: perdeva sempre tutto

CÀSTORE, ÈRMELLINO, CÈRBIATTO e MÀRMOTTA, animali sdruccioli che vivono nei boschi

POLLUCE, eroe di quelli che si succhiano il ditone del piede

Ce ne sarebbero ancora tanti altri ma il tempo ci privò di nome, cognome e indirizzo lasciandoci però la casella postale per il Fan Club.

I sacrifici

I sacrifici si distinguono in due tipi di sacrifici:

a) - INCRUENTO: si offrivano fiori, frutta, mobili firmati

b) - CRUENTO: si uccidevano vari animali.

Ogni tipo di animale veniva ucciso in modo diverso dando origine a una serie di sottotipi di sacrifici:

bb) - CANARINI: facendogli precipitare addosso enormi massi

bbb) - MOSCHE: con l’accetta (se la cavavano quasi tutte)

bbbb)  - MOSCERINI: col giavellotto (se la cavavano tutti)

bbbbb) - CINGHIALI: a schiaffi

bbbbbb)  - TACCHINO: staccando di netto il resto della scarpetta

bbbbbbb) - TRICHECHI: chiudendoli in una sauna

bbbbbbbb) - ELEFANTI: di vecchiaia (servivano boia molto pazienti)

bbbbbbbbb)  - CAVALLI: a vapore (venivano più digeribili)

bbbbbbbbbb)  - PAVONI: ignorandoli

bbbbbbbbbbb) - GALLINE: lesse

bbbbbbbbbbbb) - ANATRE: scrisse

A volte si arrivava ad immolare anche 100 buoi in un colpo solo e in questo caso il sacrificio prendeva il nome di ECATOMBE. A volte invece si sacrificava un bue solo, ma se il padrone del bue possedeva solo quello, per lui era un’ecatombe ugualmente.

I funerali

Si celebravano solo dopo la morte. Le unità di misura dei greciI greci non conoscevano orologi meccanici ed ereditarono gli orologi a sole dai babilonesi i quali avevano però l'insoiegabile difetto che di notte si fermavano.

I Mesi.

I mesi in Grecia cambiavano ogni mese. Inoltre o loro nomi mutavano da luogo a luogo e di mese in mese riuscendo così a rinviare all'infinito il versamento dell'IVA.

I nomi dei mesi (a titolo puramente indicativo ci limiteremo al calendario attico in cui tutti i nomi dei mesi finivano in -one, dall’inglese “one” per significare che di quel tipo di mese ce n’era uno solo):

ECATOMBEONE     (luglio) - così detto perché faceva così caldo che se si usciva senza cappello avveniva una strage

METÀGITNIONE      (agosto) così detto perché la seconda metà di GITNIONE viene calcolata l’anno dopo

BOEDROMIONE      (settembre) così detto dall’esclamazione attica “Porco Bove!” utilizzata polemicamente perché sta  finendo la bella stagione

MEMACTERIONE      (ottobre) : Ottobre

PIANEPSIONE     (novembre) così detto perché in quel mese tutti andavano piano per motivi psicologici.

POSIDONE       (dicembre) : mese dedicato al dio del Mare perché andare al mare in dicembre era ritenuto molto chic

GAMELIONE    (gennaio) : mese dei giochi (dal termine inglese “game”)

ANTESTERIONE    (febbraio) : letteralmente: ”mese che viene prima di                      STERIONE (un mese più antico che è stato poi abolito perché durava solo venti minuti

”ELAFEBOLIONE     (marzo) : quando Febo comincia a fare la parte del leone: “E là Febo (fà il) lione”.

MUNICHIONE     (aprile) : starebbe per “minchione” perché, essendo il mese del dolce  dormire, quelli che vanno in giro tutti isfoderano un'aria da minchione

TARGELIONE     (maggio) : mese in cui scadono i termini per i ricorsi al TAR

SCIROFORIONE     (giugno) : letteralmente: “mese che fa uscire il leone” (cioè il sole dell’estate). Il nome deriva da "scire fori", verbo tipico della Magna Grecia che significa: “uscire fuori”.

 

Misure di peso. Lunità di peso, corrispondente più o meno a 4,36 grammi, era chiamata DRAMMA, perché appena le donne greche ingrassavano di grammi 4,36 facevano un dramma.

Misure di lunghezza. L’unità di lunghezza era il PIEDE, detto pùs   (cm 30,4).

Misure intermedie:il DITO: cm 1,9 - il PALMO (pollice-mignolo): cm 7,6 - il PALMO CORNUTO (indice-mignolo): cm 6,5 - il CUBITO (tipo dado: veniva usato per misurare il brodo) - il ORGYIA (molte dita, tutte di persone di sesso diverso): m 1,82 - il PLETRO (cento piedi, tutti appartenenti ad un uomo di nome Pietro di età compresa fra i 30 e i 40 anni): m 30,40 - lo STADIO (somma dei piedi delle persone presenti in uno stadio): m 190 - la PARASANGA PERSIANA (misura intima di alcuni superdotati dell’Asia Minore): km 5,7.

Misure di altezza. L’unità di altezza era lo stesso piede delle misure di lunghezza ma messo in verticale, cioè: IN PUNTA DI PIEDI (cm 30,4).

Misure di superficie. Il PIEDE QUADRATO (aveva bisogno di una scarpa apposta) : mq 0,0924 - il PLETRO QUADRATO (un quadrato con cento piedi per lato, tutti quanti appartenenti a una sola persona di nome Pietro) : circa mq 1.000

 

LE DONNE

Le donne greche erano tutte bellissime, quasi come gli uomini, ma un po’ più pelose. Esse, specie se ATENIESI e di ottima famiglia, venivano segregate in casa nel gineceo poiché l’Uomo greco era gelosissimo e temeva che la donna potesse incontrare qualcuno che la depilasse. Le donne di SPARTA invece erano più libere e potevano anche uscire dal gineceo e andare in bagno, qualche volta.

Le ETÉRE invece erano donne di costumi corrotti e giacevano su richiesta con ogni tipo di essere vivente. Potevano fare quello che volevano ed erano dotate di molto ingegno e cultura e partecipavano alle attività sociali. Erano molto richieste nelle feste ma anche nei giorni feriali e nelle loro case si radunava il fior fiore dei cittadini che venivano intrattenuti con suoni, balli, strip-tease, cocktails e proiezioni di pellicole licenziose in cui si vedevano le stesse etére giacere su richiesta con ogni tipo di essere vivente.

In conclusione: poiché le etére si divertivano molto e le donne legittimamente sposate no, quest'ultime cercavano disperatamente di iscriversi al loro club ma senza risultato storicamente certo.

LA CASA

La casa greca era costituita di due piani sovrapposti: l'ANDROCEO riservato agli uomini (a pianterreno per non far fatica) e il GINECEO riservato alle donne, al piano di sopra (per fare fatica) (fra i due piani non c’erano scale). Sul retro della casa c’era un bel giardino tutto ordinato con le piante femmine nel  gineceo e le piante maschie che andavano e venivano e accoppiandosi con tutti i firoi che volevano. l’educazioneNella Grecia Antica erano tutti molto gentili e se li salutavi di solito ti rispondevano: se non lo facevano non erano gentili. Oppure erano di Sparta.

I bambini venivano cresciuti fino all’età di 5 anni dalla nutrice che li nutriva e allattava in certi casi anche fino all’età di 35 anni (ma solo se ne valeva la pena).

Quando i bambini diventavano giovani (come se fossero mai stati vecchi!) studiavano MUSICA (che comprendeva tutto, dall’arte di  disegnare all’arte di cancellare), e GINNASTICA dove venivano insegnati tutti i giochi atletici: danza, nuoto, equitazione, corsa, salto, saltino, bandiera, guardia e ladri, cow-boys e indiani, trivial pursuit, il quizzettone, la cavallina, tirarsi giù i pantaloni, dottore e infermiera, capriolette e nascondino (molto utile in caso di guerra).

Chi faceva schifo in ginnastica affrontava gli studi superiori con retori, sofisti e filosofi che insegnavano RETORICA, SOFISTICA E FILOSTICA, ma le scuole erano private e le rette (come dimostrò Pitagora) erano infinite: Protagora per un corso di lezioni voleva 100 mine! erano corsi davvero esplosivi...  

 

LE COLONIE 

In Grecia si stava talmente bene che i greci pensarono di aprire delle scuole identiche in altri posti. Nacquero così un po’ dappertutto nel Mediterraneo le famose Colonie: questo è il primo esempio di franchising nella storia delle civiltà. In un primo momento nelle colonie i greci mandavano i bambini per le vacanze estive ma poi, visto che si divertivano tanto da non voler tornare indietro, decisero di renderle indipendenti.

Le prime terre occupate furono le vicine coste dell’Asia Minore, che si distingue dall’Asia Maggiore perché di notte si vede il Piccolo Carro.

Poi i greci ridussero a Colonia l’isola di CRETA che prese il nome da quelli che ci andavano a vivere che erano ritenuti dei cretini: infatti là non c’era neanche un locale per divertirsi e non c’era assolutamente niente da fare se si eccettua il sirtaki che era un ballo molto sexy ma lo ballavano solo gli uomini (se non sono cretini questi...).

Altre colonie si diffusero lungo le coste del Mediterraneo e un sacco di gente saliva sulle navi messe a disposizione dalle città che inoltre fornivano viveri, sementi, attrezzi, apparecchi radio, libri e quaderni a patto che si togliessero dai piedi. Queste terre di greci fuoriusciti si chiamarono Magna Grecia perché erano popolate soprattutto da gente che pensava solo a mangiare (molti uomini politici del nostro tempo provengono da là). Nell’isola di ISCHIA si sono ritrovate alcune case risalenti ai greci che scapparono sorpresi da varie eruzioni vulcaniche. E dagli ultimi scavi sembra che molti di loro abbiano lasciato la luce accesa.

LE NAVI.

La tipica nave greca era chiamata TRIREME. Era leggera e velocissima ed era così chiamata perché aveva solo tre remi spinti da tre omoni enormi e fortissimi: uno remava a destra, uno remava a sinistra e un terzo stava sulla coda facendo da alettone. La trireme aveva forma bislunga e portava un equipaggio costituito da duecento uomini: due tiravano la nave in secca tutte le sere e gli altri centonovantotto si dividevano in gruppi di sessantasei e trasbordavano a braccia i tre enormi rematori. Inoltre la trireme era decorata in modo che da lontano sembrasse un mostro marino: a prua era dipinto un occhio per spaventare i pesci e a poppa c’era una decorazione chiamata aplustre che riproduceva la faccia di Magalli. Le trireme rimasero in attività per molti anni e quelle con maggiore anzianità di servizio si riconoscevano dalle spesse lenti degli occhiali davanti all’occhio di prua.

Fra le città più importanti della Magna Grecia ricordiamo:

PAESTUM, abitata da grandi picchiatori;

SIBARI, gemellata con Notaranto;

NASSO, gemellata con MENNTO

METAPONTO, perché l’altra metà non fu mai costruita

 

Le città-stato: Atene e Sparta.

ATENE.

Nel 507 ad Atene il potere dominante si mise in società con il popolo. Il capo ateniese CLISTENE (che significa “Uomo dedito all’enteroclisma”) chiamò questo nuovo tipo di società DEMOCRAZIA, nella quale il potere passava nelle mani del popolo. Il popolo fu molto felice. Un po' meno quando scoprì che toccava al popolo pagare le spese notarili.

Questa “democrazia” all’inizio era piuttosto rudimentale: le donne non potevano uscire di casa la sera e gli schiavi non potevano uscire di casa di giorno. Il risultato fu che le donne si divertivano pochissimo e gli schiavi in poco tempo rischiavano di estinguersi. Si decise così di lasciare uscire le donne di sera ma di tenere in casa i figli degli schiavi, soprattutto i più carini, in modo che gli uomini greci non si annoiassero. Atene era la città più grande non tanto come capacità militare quanto per cultura e civiltà. Gli ateniesi lo sapevano e se la tiravano molto.

Per ottenere la cittadinanza si doveva superare un apposito test d’intelligenza in tre domande:

a - “Vorresti diventare cittadino ateniese?” ed essendo un popolo democratico venivano accettati tutti tranne quelli che rispondevano “no”. Le altre domande erano:

b - “Perché sì?”

c - “Perché no?” (secondo i casi)

d - “Dai, pensaci: non vorresti cambiare idea?” (in ambedue i casi).

Il cittadino di Atene era orgoglioso di essere ateniese e in quanto tale nessun ateniese avrebbe mai accettato di cambiare la propria cittadinanza con due di un altra città, a meno che quei due non fossero dei ragazzi molto carini.La partecipazione alla gestione della città era totale. Il grande PERICLE era solito ripetere: “Un Uomo che non partecipa alla cosa pubblica noi non lo chiamiamo politicamente inattivo: noi lo chiamiamo quattro ore al giorno a casa nostra a fare i mestieri”.

SPARTA

Se la democrazia di Atene era all’avanguardia nella filosofia e nel tempo libero, l’ARISTOCRAZIA che governava Sparta dedicava tutte le proprie energie  al mantenimento e al miglioramento di un esercito eccezionale. A Sparta tutti pensavano alla guerra e venivano addestrati a combattere fin da piccoli. Chi non combatteva era un deficiente. Però i deficienti vivevano molto più a lungo, facevano un sacco di soldi e alla fine andavano ad abitare all’estero. I cittadini spartani venivano arruolati nell’esercito fin dalla nascita e il servizio di leva durava un anno (poi ridotto a quindici mesi).

Il conflitto fra Sparta e Atene

Esso era inevitabile e toccò il vertice con la guerra del Peloponneso che continuò per oltre trent’anni e fu vinta da Sparta ai rigori... Atene però fece ricorso per un fallo di mani in area e portò come prova la moviola. Si sarebbe rifatto tutto da capo se non fosse intervenuto Filippo II dall'estero a conquistare tutt’e due. Quando poi seppero che Filippo II era il re della Macedonia il maggiore quotidiano greco titolò: ”Siamo alla frutta”.

FILIPPO IL MACEDONE

I Greci erano all’avanguardia nel mondo in campo filosofico (bella forza: erano gli unici!) ma militarmente ci pensò Filippo Il Macedone ad aggiornarli. Egli era talmente forte che gli bastavano le falangi per vincere tutti i nemici: raramente fu costretto ad usarel’intera mano.

Il sogno di Filippo era conquistare la Persia e ne parlava con tutti finché un giorno venne colpito da una persiana che gli cadde sulla testa dal terzo piano. Per un po’ si parlò di attentato ma poi, riparata la finestra, non se ne parlò più.

ALESSANDRO MAGNO.

Figlio di Filippo fu ALESSANDRO MAGNO, il cui maestro privato era un povero supplente di nome Aristotele. Fu egli  a realizzare il sogno paterno. Invase la Persia e in soli 11 anni (compresi due di recupero perché fece il biennio) conquistò non solo la Persia ma anche un sacco di regioni che non trovavano più da molto tempo: erano regioni Perse.

Alessandro Magno morì di febbre bassa nel 323 a soli 32 anni, dopo aver condotto il suo esercito per più di 20.000 chilometri senza fare neppure un cambio d’olio (record tuttora imbattuto). In punto di morte, con l’intento di diffondere i suoi ideali culturali e filosofici in tutto il mondo, Alessandro divise il proprio regno affidandolo a tre suoi generali, sicuro che avrebbero portato avanti i suoi ideali di liberalità e buon governo. In particolar modo egli si fidava di Tolomeo il quale infatti non si montò la testa limitandosi  a creare una dinastia personale di Faraoni in Egitto che da lui presero il nome di TOLOMEI.

Nella grande città di ALESSANDRIA D’EGITTO fu costruita la famosa BIBLIOTECA OMONIMA dalla quale però non si potevano avere libri in prestito (i tesserini non erano ancora stati inventati). Che peccato! La gente però non se ne accorse perché erano tutti analfabeti. Quando qualcuno chiedeva della biblioteca rispondevano: “...ma che biblioteca d’Egitto!”.

GLI ETRUSCHI.

Gli ETRUSCHI sono un popolo misterioso che non aveva nessuna intenzione di diventarlo”, come scrisse Endotar Ezizàziz in “Etruschi  e  Truschi”, un articolo pubblicato su “Psychosomatic Hysterical Historical Research”, 33, 1988.

Gli ETRUSCHI dominarono il mar Mediterraneo fra il 680 e il 550, togliendo la supremazia ai Fenici che avevano dominato il mar Mediterraneo fino a quel momento. In seguito però i Fenici convinsero gli Etruschi ad allearsi con loro per dominare il mar Mediterraneo e finirono male tutti e due, conquistati dai Greci che dominarono il mar Mediterraneo fino all’intermezzo pubblicitario. Ma poi i Fenici convinsero i Greci ad allearsi con loro per dominare il mar Mediterraneo e finirono male anche loro. Tutto questo per dire che se vi capita qualche fenicio che vi propone di allearsi con lui, non fatevi trovare in casa...

Gli Etruschi davano molta importanza alla religione. Credevano a una continuazione dopo la morte e seppellivano i propri defunti circondandoli di cibo, oggetti d’arte, gioielli, monete d’oro, soldi, contanti e assegni per potersela cavare nell’aldilà. Secondo la loro religione tutte quelle ricchezze, una volta sepolte, non potevano più essere toccate da alcun essere vivente. Gli unici poco religiosi fra gli Etruschi erano i becchini, che però guarda caso erano tutti molto ricchi.

Postato da Francesco Salvi alle ore 20:55:22 in STUMO

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17-02-2006

STUMO

cioè

Storia Umoristica della Letteratura Mondiale

e continenti limitrofi

 

CAPITOLO 3. LETTERATURA GRECA

Presentiamo qui oggi come apertura del sito che state sittando un capolavoro talmente avanti rispetto ai tempi in cui vive da essere giàpostumo. Dopo L’Iliade oggi presentiamo la...

LE QUATTRO ETÀ DELLA LETTERATURA GRECA
Attenzione: queste pagine di letteratura greca vanno da esseresfogliate con estrema cautela perché i Poeti e gli Scrittori diquell'epoca erano particolarmente fragili. Per questo motivo di moltidi loro non ci restano che pochi frammenti.
La Letteratura Greca è suddivisa in quattro età: la prima età, laseconda età, la terza età e la pensione. La quarta ed ultima età àvisto la letteratura greca e quella romana accavallarsi e mischiate edè quindi stata chiamata greco-romana e ammessa come specialità olimpicanella sezione lotta.
Nel marasma delirante e fagocitoso della critica letteraria modernaalcuni critici ànno calcolato anche un QUINTO periodo che va dallaConquista Romana allo scioglimento dei Rolling Stones. Questa teoriaperò lascia irrisolte alcune questioni marginali, tipo la poesiareligiosa.
POESIA RELIGIOSA
La più antica forma di poesia aveva carattere religioso: innireligiosi, litanie, inni inneggianti, inni per i funerali religiosi,inni per i funerali civili, inni per quelli meno civili dove alla finesi menavano tutti attribuendosi l’un l’altro la colpa per aver aggiuntoal «caro» l’aggettivo sostantivato «estinto». Se invece il morto stavasulle palle a tutti, il funerale si trasformava in festa e alla fine ilresponsabile veniva premiato dalla in persona che gli versava dellochampagne in testa. La famosa vedova Cliquot era di origine greca , losapevate? Ora sì.
Naturalmente c’erano anche inni per le feste di nozze. Trattavansi dimelodie costituite da una nota sola (mono - tono) che veniva ripetutaininterrottamente per mesi e mesi (monòtono) fino alla nascita delprimogenito, il quale appena nato strozzava subito le cantrìci esauste .
Più tardi si ebbe a sviluppare una primitiva poesia EPICA in forma dicanto che più tardi ancora prese come soggetto le gesta degli eroi ecome complemento oggetto gli eroi delle gesta.
Nei tempi antichi queste canzoni erano improvvisate e c’erano spessodelle stonature. In un secondo momento però subentrò moooooooltolentameeeeeeente una classe di cantori detti aedi termine chepare derivare dalla parola greca rapsodi che significa cantori chesignifica aedi, cioè aedi, parola greca che significa cantori orapsodi. In greco antico invece era più usato il termine aedo di cuiperò s’è perduto il significato.
Presso le popolazioni EOLICHE questi aedi (o rapsodi) cominciarono afare vere e proprie tournée. E una tournée oggi e una tournée domanialla fine erano diventati professionisti e per questo fenomeno siverificò il passaggio dalla poesia EPICA alla poesia LIRICA dal nomedella moneta in corso a quei tempi e cioè la dracma. Nel senso che sifacevano pagare per esibirsi per cui la poesia si chiamò“lirica”, nel senso di moneta che a sua volta aveva preso il nomedal nome dello strumento .
Gli Aedi erano riuniti in corporazioni e la loro tradizione passava dibocca in bocca e siccome a quei tempi non c’era igiene orale ma soloscritta prendersi un sacco di malattie era diventato segno di grandeconoscenza.
L’INVASIONE DORICA
Con l’invasione dorica del 1150 a.C. tutta la poesia si sposta dalcontinente verso il mare in fila per due in rima baciata seguendo lepopolazioni eoliche (dette così perché condivano ogni cosa con l’olio,anche l’aceto).
In questo modo l’Asia Minore diventò, se non la culla, almeno ilpasseggino della Poesia Greca e un giorno al parco fu raggiunta dallapopolazione Jonica. Esse erano molto ammirate per i bellissimi dentigrazie al loro dentifricio che, con la speciale formula conmicrogranuli, rendeva disponibile il fluoro al cento per cento in formajonica.
Essi non si accontentarono più di narrazioni frammentarie costituite daepisodi episodici, ma cominciarono a volere racconti strutturati inmodo organico. Fu così che avvenne il passaggio dalle canzoni di gestasparse le trecce morbide ad un’EPICA vera e propria strutturatasull’esempio delle telenovele.
L’ALFABETO
Questo passaggio cui abbiamo appena fatto cenno avveniva verso ilIX secolo a.C. quando finalmente dalla Fenicia arrivò l’ALFABETO. Essoera già stato ordinato molto tempo prima ma siccome era molto richiesto(come al giorno d’oggi i telefonini con la televisione), le consegnevenivano effettuate con molto ritardo.

Quando però finalmente arrivò l’alfabeto portò ventisei grandiconseguenze, di cui mette qui conto riferire solo le ultime quattro:

w) - La parola “analfabeta” smette di essere una professione.

x) - Gli aedi si chiamavano così perché annesso al cervellettopossedevano un’appendice a forma di juke–box che conteneva l’interorepertorio che permetteva loro di cantare a memoria al suonodella lira. Infatti «A» e «D» era il nome dei due file cheraccoglievano, in ordine alfabetico, tutte le composizioni. Es.: «Ahia,C’è Telamonio!» rientrava nel gruppo A–Γ mentre «Guerriero che cade dacavallo prima di salirci, il», albergava nel file D–Ω.

y) Al loro posto era fatale che subentrassero i RAPSODI che avevanopochissima memoria (1/2 kilobyte) ma che potevano leggere le propriecomposizioni senza doverle imparare a macchinetta.

z) - Furono indetti alcuni Corsi Di Recupero Per Aedi Obsoleti(«Co.D.Re.P.A.O.», poi confluita nella Codacons). Essi o costoro comepreferite rifiutarono sempre di iscriversi al sindacato ma preteserougualmente la pensione anche se non avevano mai versato uno straccio dicontributo.

z2) La quarta conseguenza è scomparsa in conseguenza delle altre tre conseguenze elencate in precedenza.
LE MEMORIE STORICHE
Le memorie storiche e mitologiche dell'antica civiltà Minoico-Micenea si condensano e si addensano attorno a due temi:
Il primo tema è che trattasi dell'incazzatura del peloso Achille con tutte le sue belle conseguenze durante la guerra di Troia
La secondo tema squàqquera le peregrinazioni di Ulisse alla fine dellastessa guerra. L’eroe (Ulisse) circumnavigò tutto il mediterraneoallora conosciuto durante una crociera piena di escursioni comprese nelprezzo. Senza Ulisse questo capolavoro letterario non avrebbe maigoduto della sponsorizzazione della Valtur.
TEMI-BASE DELLA TRADIZIONE
Sono così definiti i temi-base della tradizione che i poeti del tempoelaborano a volte rozzamente, a volte meno rozzamente, a volte piùrozzamente, altre volte rozzamente sì ma fino a un certo punto. A volteconfondendo gli avvenimenti con altri che erano già accaduti prima, avolte rubando con destrezza da altri autori che erano momentaneamentein tournée, a volte inventando di sana pianta, altre volte inventandousando una pianta che non è nemmeno molto sana. Alcuni autori giunseroaddirittura a raccontare fatti e avvenimenti sentiti da altri che inquel momento non potevano difendersi p che non erano mai accaduti (ifatti, non gli autori). Solo di rado capitava che qualcuno raccontavacose che dovevano ancora accadere.
Costoro sono gli unici che ànno inventato qualcosa.

Poi a un certo punto finalmente arrivò Omero e tutti sentirono subitola sua mancanza e per gratitudine gli intestarono tutto il repertorioperché era l’unico che riusciva a ricordarsi tutto a memoria. O, ched'altronde non aveva nient’altro da fare per tutta la settimana, sirimboccò le gengive e si mise a peregrinare mettendo un po’ d’ordine inquel marasma più simile a un film dei fratelli Vanzina che a una storiavera e propria con un bel filo conduttore importante e inventò la moda,che da allora tutti seguirono, di iniziare dall’inizio e finire dallafine. Sembra una cosa da niente ma cercate voi di fargliela capire aEmilio Fede quando comincia i suoi discorsi…
OMERO
Oh, MERO! Ecco finalmente qualcuno di veramente importante, un verocapo che da solo fa arredamento! Oggi per voi in un occasione danon perdere un capo classico che si può leggere ancora oggi facendo lasua bella figura e non passa mai di moda. Un libro che à sempre il suoposto nel guardaroba della persona moderna: Omero!

Nota tecnica: O si chiamava così in tutto il corpo tranne in un punto della spalla dove cambiava l’accento.
OPERE
Le opere di O sono tutte supposte .
Le più famose fra le sue supposte sono l’ILIADE e l’ODISSEA che sonoraccolte che scorrono via molto facilmente perché sono esametri a formaaerodinamica.
Questi due libri ormai leggendari ànno raccolto consensi universali ma anche qualche velata polemica di tipo ABCDE.
A) È ormai provato che O à copiato un po’ da tutti e dappertutto, conla scusa che era cieco e non à mai guardato in faccia a nessuno.
B) I due poemi son molto pesanti, e non solo alla lettura.
C) I due poemi sono pesanti anche su CD.
D) I due poemi sono molto difficili non solo dal punto di vista dellascrittura ma anche dal punto di vista della lettura e anchetipografico. Avendo O deciso di scrivere in una lingua morta, tutti itipografi devono essere reclutati al cimitero, luogo solitamente benfrequentato ma dall’atmosfera intellettuale tutt’altro che vivace.
E) I due poemi a quei tempi non c’era molta concorrenza e quindi moltisostengono che tale successo sia un grande merito: provate adesso ascrivere un bestseller così e vedrete che casìno, se non vi chiamateStephen King, Carole King, Don King - o almeno Martin Luther...
L’avvocato dell’autore non à mai smentito queste voci, anche perché idue poemi sono stati i massimi bestseller dell’antichità e davanti a unsuccesso di queste dimensioni ogni altro discorso passa in secondopiano se non addirittura al superattico.

O à anche inventato il POEMA EROICOMICO di cui il primo esempio mondiale di tutti i tempi e paesi isole comprese è la
BATRACOMIOMACHIA
Nato come semplice scioglilingua, via via col tempo è diventato “LaBattaglia fra le Rane ed i Topi”, un poemetto con intenti parodisticinel quale alcuni ànno voluto vedere una vendetta di O nei confronti delproprio dentista che gli aveva procurato la lussazione dell’ancadurante l’otturazione di un molare. La cosa più curiosa era che ilmolare non era di O bensì del dentista. Pare che il medico avessecondotto l’operazione da solo procedendo per via rettale. Secondoalcuni tutto ciò spiegherebbe il tono sarcastico di tutto il poemettoche in una precedente versione vedeva protagonisti alcuni emboli debolid’Eboli che lottavano da soli contro una tribù di anestesisti. Secondoaltri, no.
L’attribuzione di quest’opera non mai è stata provata.
L’operazione di questa prova non è mai stata attribuita.
L’approvazione di questo attributo non è mai stata operata.
Che l’autore sia O, come teoria fa acqua da tutte le parti. In tutte le altre parti cielo sereno o parzialmente coperto.
IL MARGITE
Trattasi di poemetto satirico del tutto identico al precedente. L’unica differenza sono due:
1 – il Margite comincia dalla fine per tornare indietro fino all’inizio
2 – questa volta vincono i topi.
Protagonista del Margite è l’eponimo Margite che dal libro prende ilnome di Margite (che più tardi in Belgio divenne un pittore: Magritte).Il protagonista è deficiente, babbeo, buonanulla, tiraccampàre,scervellato, rompiballe, falsario, casinista, voltagabbana, smargiasso,ri-voltagabbana, temperamatite, dolce e gabbana, gabbatore, gabbato,stritolamaroni, divaricatore anale, ottuso, ferormone depauperàto,awful, tingeltangel, vivisezionista, poliuretanico, mefitico, gasatocon il gas della stessa acqua che sgorga dalla viva roccia,oligominerale, faccendiere, sfaccendato, presidente di società dicalcio, ballista, carnascialesco, arlecchinesco, pulcinellesco,caotizzante, oligofrenico fenilpiruvico, fecaloma, petaloma, epiteliodesquamato, pedicello ambulacrale in cui Aristotele vede ritratto ilprimo esempio di rappresentante della futura arte politica.
L’unica cosa certa riguardo il Margite è che l’attribuzione non è certa.
Certezze e incertezze della critica
Secondo la critica dei quotidiani sportivi dell’epoca per quanto riguarda la BATRACOMIOMACHIA l’attribuzione non è certa.
Invece per gli INNI OMERICI l’attribuzione non è certa.
D'altra parte per il MARGITE l’attribuzione non è certa.
D'altronde alcuni sostengono che l’affermazione secondo la qualel’attribuzione a della BATRACOMIOMACHIA ad O non è certa, non è certa.
Bisogna anche dire, però, che l’affermazione che l’attribuzione degli INNI OMERICI non è certa, non è certa.
Quindi, secondo alcuni, l’affermazione che l’attribuzione del MARGITE non è certa, non è certa.
Anche l’affermazione secondo la quale l’affermazione che l’attribuzione della BATRACOMIOMACHIA non è certa, non è certa.
Da ciò deriverebbe che l’affermazione secondo la quale l’affermazioneche l’attribuzione degli INNI OMERICI non è certa, non è certa.
L’unica cosa certa è che l’affermazione secondo la quale l’affermazioneche l’attribuzione degli INNI OMERICI sono omerici, non è certa.
Per questa serie di ragioni – ed altre che però non sono certe – tuttequeste opere sono state definite “PSEUDO-OMERICHE”, nel dubbio chel’affermazione secondo la quale l’affermazione che l’attribuzione dellaBATRACOMIOMACHIA, degli INNI OMERICI e del MARGITE non è certa, fossecerta.
Da secoli i critici si trovano in una situazione critica ma non ammettono che la cosa sia certa. Questo è certo.
Per trarsi d’impaccio tutti i critici (tranne uno che vedremo fra poco)ànno avanzato la famosa ipotesi che in seguito i critici della criticaànno definito «I Famosi 3 Dubbi». E cioè:
A) O non è mai esistito
B) O è sempre esistito ed è stato visto ieri in Campidoglio che chiedeva del bagno durante una visita ufficiale (ma non sua)
C) O è esistito ma solo per un ristretto periodo di tempo durante il quale si dimostrò molto disordinato

C’è solo uno studioso che non abbraccia queste tre ipotesi ed èTranneùno, che sta attraversando un momento critico dopo aver scopertoche il suo commercialista altri non è che la propria madre. Eglisostiene che le tre ipotesi precedenti sono prive di prove di alcunfondamento perché O – esistito o non esistito – non à mai aperto unapropria cartella IVA.
LA “QUESTIONE OMERICA”
chi, dove, come, cazzo, perché
1795: Friedrich August Wolf, nei “PROLEGOMENA AD HOMERUM”, fu il primoa negare l’esistenza del poeta sostenendo che l’autore di tutte leopere era una donna di nome Prolegomena.
1730: Giambattista Vico detto “Equense” (da Equense, un paesino vicinoVico che è uno dei pochi paesi dove non lasciò scritto qualcosa),riprese le teorie del Wolf sessant’anni prima di lui ne “LA SCIENZANUOVA” ma, essendo sempre stato un grande anticipatore, non se n’eraaccorto nessuno e quando qualcuno cominciò a far girare questa voce luiera già morto da tempo.
1670: François Hédelin abate d’Aubignac studiò le teorie di Vico contanto accanimento da arrivare a formularle sessant’anni prima di luinelle “CONGETTURE ACCADEMICHE SULL’ILIADE” (titolo originale “T'òfregato, o Giambattista”). Hédelin sopravvisse a Vico di un bel po’ puressendo nato molto prima di lui, essendo anch'egli un famosoanticipatore. Sulla propria lapide volle incisa la seguente invettivadedicato allo studioso italiano: «Caro Vico, dopo i corsi ci sono solodelle piazze».

La teoria comune ad ambetrè (il Wolf, il Vico e l’Hédelin) era che ipoemi di O fossero scaricaturati da una fusione fredda di anodo diplatino e catodo di palladio in una soluzione di deuterossido di litioe vari canti di rapsodi anonimi in acqua pesante (D2O).
La critica nel secolo successivo
Nel secolo successivo si fece strada un’altra tesi secondo la quale idue poemi sarebbero stati canti sparsi e riuniti in un terzo momento(il secondo momento era pausa) da un capo-redattore assai solerte. Pareperò che questa sia solo una balla che aveva messo in giro ilcapo-redattore stesso assai solerte nella speranza di essere nominatodirettore del giornale nel quale buttava l’anima tutti i giorni evigliacco se c’era qualcuno che mai una volta gli diceva un grazie.
I secoli successivi
Le ipotesi più recenti invece sostengono che O in realtà erano due e incollaborazione avevano rielaborato il materiale raccolto in anni e annidi abbonamento alle riviste di canti tradizionali, dividendosi allafine i diritti d’autore.
Conclusioni
Praticamente le uniche cose sicure su O sono quelle incerte. Nascequindi il seguente grande interrogativo: se O à scritto Iliade, Odisseae tutto il resto, dove trovava il tempo per lavorare?
Consolazioni
Se può consolarvi diremo che la “Questione Omerica” fece perdere lapazienza anche a un bell’uomo come Goethe che, intervistato sul retrodel paginone centrale di “Playboy”, disse «Oggi come oggi la “QuestioneOmerica” mi interessa molto meno dell’altro lato di questo foglio».
La vita
Di Omero, non di Goethe
La vita di O è leggendaria e piena di contraddizioni. L’unica cosacerta è che in famiglia, tra fratelli e sorelle, erano in sette: Omero,Clavicola , Scapola , Còndilo , Epicòndilo , Trochea e Tropèa .
I sette non avevano nulla in comune se non il fatto che erano tutti piùbassi di statura sia del proprio fratello maggiore che del minore.
I fianchi
54 drop 6 sciancrata..
OMERO SÙ E GIU


O è un grande: le edizioni delle sue opere sono più numerose delle persone che le ànno lette.


O è ricchissimo: è uno degli autori più ristampati al mondo, dopo laBibbia (o almeno così si ipotizza perché non si fa più vivo nessuno inSIAE a reclamare gli arretrati che comunque non si trovano più).

Giu
O era cattivo: à sulla coscienza più bocciati lui che la perifrasticapassiva, anche nell’edizione in latino. E tutto ciò pur essendo natomolto lontano da qualunque libreria del centro.


O era buono: senza di lui Vincenzo Monti non avrebbe avuto nulla datradurre e non sarebbe mai stato adottato come libro di testo in tuttele scuole di ogni ordine e grado comprese quelle non in grado.

Giu
O era un pigro: pur non essendo un tipo mondano e avendo quindi moltotempo libero in tutta la sua vita non à fatto altro che scrivere.

Giu
O in vita sua à scritto tantissimo ma non gli à mai risposto nessuno.

Giu
O era molto pigro: che tralaltro questo è il seguito di quello prima del precedente

Giu
O era un pirla: Virgilio gli à fregato l’idea e lui non se n’è nemmeno accorto

Giu
O era molto pirla: Virgilio gli à fregato anche il protagonista facendolo diventare l’eroe di un serial successivo

Giu
O era molto, molto pirla: e gli à fatto addirittura fondare la stirpeche avrebbe dato al mondo l’unico impero che abbiamo mai avuto primadio quello dei sensi, dio Kurosawa.


O era un maleducato: nonostante tutta la pubblicità di riflesso che gliVirgilio gli à fatto lui non l’à mai nemmeno ringraziato: cosa civoleva a mandare due righe? Anonime naturalmente.


O è un furbo: secondo alcuni non è ancora morto ed è lì a godersi tuttii suoi soldi in un’isoletta delle Cicladi (che da lui à preso il nomeperché ci gira tutto il giorno in bicicletta facendosi chiamareNiarkos).


O si lavava poco: dopo migliaia di anni la sua figura è ancoraricoperta da una pàtina di mistero, i tratti del volto non sono maistati chiariti e nell’insieme risulta tuttora avvolto nella leggenda.Per capirci qualcosa bisogna accendere i fendinebbia.


O si lavava molto poco: nonostante abbiamo guardato dappertutto non è stato mai trovato nemmeno uno scontrino della lavanderia.

Giu
O era un tirchio: si faceva il bucato a mano tra un canto e l’altro.


Ben dieci città si contendono l‘onore di aver dato i natali ad Omero:nove, se si esclude Cuneo. Stiamo parlando, se ancora non ve ne sieteaccorti, di città del calibro di: Smirne, Chio, Colofone, Itaca, Pilo,Salamina, Cuma, Argo, Atene e Chio . Nessuna di queste città è maistata in grado di provare in modo certo la propria omerità: ma irispettivi sindaci decisero di non tradirsi fra di loro. Da ciò derivala parola omertà, che nell’antico dialetto greco significa “l’ufficioanagrafe è chiuso”.


Ad O sono attribuiti i due più grandi capolavori dell’antichità e duefra i più grandi capolavori in assoluto della letteratura mondialeeccezion fatta naturalmente per “Paperino e il Mistero deiGamberi in Salmì” di Romano Scarpa (stiamo parlando – per chi si fossemesso in ascolto in questo momento – del film “ILIADE” e del suosecondo tempo, ”ODISSEA”).


Grazie a questi suoi capolavori, Olìade e Idisséa , O è da considerarsiil primo artista POP sia in letteratura che nel cinema, in TV, neidischi, nei film, nel cinema, in letteratura, in teatro, nei dischi,nei libri, nei film, nella letteratura e nel cinema ma anche in TV, neidischi, nei film oltre che in letteratura e nel cinema e nei libri. Maanche nel cinema. E nei libri. E in letteratura. E nei film? Vogliamoparlarne? Nell’Elìadi e nell’Edossìa puoi trovarci dentro tuttoquesto e molto altro ancora!

Giu
Tutto quello che à scritto O è fantastico ma comporta qualchecontroindicazione: bisogna leggerlo. Oppure farselo leggere. E se seitu quello che legge, preferibilmente non per telefono.


O è un falso: non si sa neanche se era lui.

Risultato finale parziale: vincono i Sù 10 a 8.Nonostante ciò inspiegabilmente i GIU ànno perso 5 a 1.

Ma andiamo ora a pescare a caso in queste due soap–operas contenitorinazional-popolari e troveremo che in esse O à anticipato un sacco dicose. Presémpio:

- il SUPEREROE (o “Eroe Super”): ACHILLE, molto alto, antenato di NemboKid. È praticamente inattaccabile, indescrivibile, altissimo,inattendibile e insopportabile e sovratutto: INVULNERABILE - tranne lasolita, piccola parte molto delicata del corpo che la mamma avevacolpevolmente trascurato. Quella parte è anche l’unica parte che non siriesce ad attaccare. Non s’attacca più, nemmeno con Saratoga ilsilicone sigillante (né tantomeno si riesce ad attaccare con la ragazzadello spot nella doccia). Qualcuno potrebbe obbiettare che Achille nonportava le iniziali sulla tuta come Superman e questo è vero: ma soloperché i diritti della “A” erano già stati accaparrati dal dizionariogreco–aramaico che a quei tempi era d’obbligo per avere accesso alletoilette maschili negli autogrill. Lo sponsor di Achille tentò dimettergli una “Alfa” sul casco ma non fu possibile perché sarebbestata pubblicità per una marca di sigarette e, come sapete, unSupereroe non può avere vizi, se non sessuali.

- l’EROE NORMALE (o "Eroe Diesel"): ULISSE, non era molto alto: tuttala ciurma lo chiamava “nano”. Era un tipo alla Dustin Òffmann peròaveva la barba, che allora era molto apprezzata dal pubblico femminile.Inoltre era così ammaliante e convincente che, come dice il poeta,“dalla sua bocca uscivano fiocchi di neve” ma per fortuna solo quandoparlava.
Nell’Iliade Ulisse si limita a fare il furbo e a organizzare scherzi dacaserma tra cavalli di legno, petòfoni e fialette puzzolenti. Alla finedel libro il suo agente si lamenta si lamenta si lamenta finché allafine finalmente gli affidano una storia tutta sua, LODISSEA (perchéinizialmente era ambientata a Lodi) e lì Ulisse si scatena come CharlesBronson ne “Il Giustiziere della Notte 1°, 2°, 3°, 4°, 5°” (il 6° nonànno fatto in tempo a finirlo perché la notte ormai s'era fattagiorno).

- I VIAGGI IN LUOGHI ESOTICI E SCONOSCIUTI ripresi poi da gente comeMarco Polo, Gulliver, Robinson Crusoe, Bruce Chatwin, "Survivor", StarTrek, l’Isola dei Famosi e Pacini-Battaglia.

- LA CITTÀ MITICA, TROIA, che s’è scoperto omonima di quella ritrovatada Schliemann secoli dopo mentre scavava alla ricerca d'una pillola diViagra persa durante gli scavi. Questo nome poi - “Troia”, non “Viagra”(ma anche “Viagra”, volendo…) - si presta ad ogni tipo di calambour e àdato il nome alla marca di anticoncezionali americani “Trojan” (inGrecia invece preferiscono i preservativi greci “New Yorker”).

- i CATTIVI - che sono anche brutti e vigliacchi e riuniti in unpartito che accoglie fra i propri membri solo chi rientra nella mediadi bruttezza dei membri precedenti.

- LA STRUTTURA DI BEAUTIFUL con la sola differenza che qui i vari GeiAr si chiamano “PROCI” - , una banda diprepunk-prepuz-skinhead-nobilastr della zona che incoraggiavano giocod’azzardo e violenze sessuali ma avevano messo fuori legge glianagrammi.

- STORIE D’AMORE OMO-,BI-, TRI- e MULTI- SESSUALI: ma solo quelledel primo tipo sono descritte con un certo trasporto . Il secondogenere riscuote minore interesse, tant’è vero che Ulisse si fa unaripassata con Penelope più o meno ogni vent’anni.

- il VIZIO, che viene celebrato in ogni sua forma (Ulisse con tutte leamanti in giro per il mondo mica ci giocava a carte…) Persino oggi nonsi è ancora arrivati a un simile lassismo nei costumi: per esempio ilmio mi stringe sempre in prossimità del punto-vita.

- il PULP: durante i movimentati banchetti l’animale più rappresentato sulla tavola è il POLPO

Per non parlare…

- …del REALISMO MAGICO di Gabriel Garcìa Marquez: il paese di Macondoè spudoratamente simile alla città di Troia, specie la zona del portoche è del tutto identico: cambia solo il prefisso.

- …dei FURTI clamorosi nel repertorio dei colleghi: copiava persino il modo di vomitare di alcuni di essi.

- …della MANIPOLAZIONE dei materiali del quotidiano alla maniera diDonald Barthelme e i DETTAGLI PHARMACO-DISGUSTOICI tipici di MarkLeyner, scrittori pop americani risalenti a circa tremiladuecentoanni dopo

- …della FUSIONE di fatti storici con altri completamente inventati -alla maniera di Cossiga (ma nel suo caso sarebbe forse meglio diredella FUSIONE TOUT-COURT).

Quindi - e per tutto ciò che precede - possiamo affermare che O àcopiato in anticipo tutta la letteratura mondiale successiva e chel’Iliade e l’Odissea sono i primi capolavori postumi di tutta laletteratura antica .

Postato da Francesco Salvi alle ore 02:29:57 in STUMO

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08-11-2005

...e cioè: Storia umoristica Della Letteratura Mondiale e Continenti Limitrofi - dall'altroieri all'altrooggi

Presentiamo qui oggi come aperturadel sito che state sittando un capolavoro talmente avanti rispetto aitempi in cui vive da essere già postumo. Si tratta della

Storia umoristica Della letteratura mondiale e ì continenti limitrofi

Trattasi di trattato composto di vari tomi, tomini e altri tipi diformaggi coordinato con amorevole e competentissima cura dall'esimioprof Ugo coadiuvato in questo immane compito dai Direttori Di Sezioneprofessori Ano, Autoblindo, Sréa Grastrambletti dell'ACI, O, Ag. PressCatapanalò-Pasini, Chintch All'Egra, Thò Afferrato Avvànvera Jr II,Venàzzi Magaricàni, Vizi Magnifici ed Èntero Asneppi; e dai CapiRedattori professori Canarie, Venario Patata, Amtonio Patata, MappàrveAllimprovvìso.

Cominciamo la pubblicazione di quest'opera - destinata a lasciare unatraccia indelebile nella storia ma anche nella geografia e nellachimica degli elementi sub-atomici - dal riassunto dei primi 8 cantidell'Iliade di Omero per poi attraversare tutti i tempi e Paesi fino adarrivare ai giorni nostri dove, tanto per dire, in questo momento stapiovendo.

Avvertenza: attenzione: questa è un'avvertenza! Queste pagine diletteratura antica vanno da essere sfogliate con estrema cautela perchéi Poeti e gli Scrittori di quell'epoca erano particolarmente fragili.Per questo motivo di molti di loro non ci restano che pochi frammenti.

L'ILIADE
(Xii - Ix secolo )
L'Iliade trattasi che è un poema in ventiquattro canti in esametritutti di sei strofe esatte ciascuno o viceversa. L'azione si svolge incinquantuno giorni compresi i week-end e riguarda gli avvenimentidell'ultimo anno della guerra della città di Troia (ma se c'è in giroqualche minorenne è meglio chiamarla "ILIO"). Questi avvenimenti altronon sono che i capricci a causa dei quali il Supereroe Achilleabbandona il combattimento lasciando la squadra greca senza lo stoppertitolare.


Canto Primo
È il decimo anno della guerra di Troia e, per festeggiare, qualcunopropone di fare una festa. Tutti accettano l'idea con entusiasmo ma c'ègiusto il tempo per spegnere le dieci candeline che subito nel campodei greci scoppia un'epidemia..
L'indovino Calcante intuisce che è stata mandata da Apollo e intuisceche la pestilenza finirà solo quando Agamennone avrà restituitoCriseide al padre, il sacerdote Crise. Intuisce anche che sta perscoppiare un bel casìno . Appresa la notizia Agamennone à unattacco di nervi e si lascia andare ad ogni tipo d'eccesso. Fra l'altrodurante l'attacco si sfoga insultando l'indovino davanti a tutti conoffese tipo:
- "Figlio di genitori di cui uno di sesso femminile che fa commercio del proprio corpo, anche per corrispondenza"
- "Figlio di genitore di sesso maschile che indulge ad un uso improprio del proprio corpo, anche per corrispondenza "
- "Persona che si fa venire le occhiaie ritirandosi con banali scuse nella toilette, anche per corrispondenza"
- "Persona indesiderata, anche per corrispondenza "
- "Tungsteno, anche per corrispondenza "
- "Manometro"
Alla fine però Agamennone non può che capitolare e restituisce lafigliola al sacerdote Crise, pronunciando il famoso calambour:"Criseide e Crise m'àn messo in crisi" .
Agamennone però non molla e per vendicarsi ruba ad Achille la schiavaBriseide alla quale l'eroe si era affezionato con tutta l'anima e ancheparte del proprio fisico.

E così da un banale furto di colf à origine la famosa "ira funesta delPelìde Achille" il quale abbandona il combattimento e portavia il pallone dicendo che l'aveva portato lui e annunciando che lui ei suoi mirmidoni non sarebbero mai più scesi in campo nella squadradegli achei.
Per evitare brutte figure al proprio figliolo, la madre Teti chiede edottiene da Zeus che i greci non vincano più una partita finchéAgamennone non restituirà la schiava ad Achille . A dire il veronon si capisce bene il motivo di tanta contesa, le due ragazze essendoperfettamente identiche tant'è vero che per distinguerle ci si dovevaavvicinare e osservare attentamente le iniziali cucite a mano sullatunica .

Canto Secondo
Zeus invia un sogno ad Agamennone in cui si vede distintamente unforuncolo rivolgersi in tono altezzoso ad un avvocato omosessuale diMadrid così seducente il quale tenta disperatamente di lavarsi i denticontrovento. Per un errore d'interpretazione il sogno risultasignificare un terno secco da giocare sulla ruota di Alicarnasso.Allora Zeus manda ad Agamennone un secondo sogno in cui si vede lostesso Agamennone istigare se stesso a dare battaglia. AlloraAgamennone capisce di essere stato istigato a dare battaglia, e sidedica a dare battaglia, istigato da quel sogno.
Aiutato da Nestore e da Ulisse, costui convince gli achei a dichiarareguerra dicendosi così sicuro della vittoria da giocarla otto a uno emette i soldi sul tavolo. La cosa impressione a tal punto che tuttigiocano la Grecia vincente e non rimane nessuno che voglia scommetteresugli avversari. La scommessa va a puttane e Agamennone si riprende isuoi soldi sfregandosi le mani.
Intanto sul campo opposto l'eroe Ettore, figlio di Priamo re di Troia,passa in rassegna i suoi uomini e si arrabbia perché non si sonoschierati in ordine d'altezza, come aveva ordinato, bensì in ordine diquantità di capelli: si parte da un calvo e si arriva ad uno jeti.
La descrizione di ogni singola acconciature porta via tutto il resto del canto.


Canto Terzo
Dopo i soliti preliminari à inizio la battaglia e il segretario diOmero passa coi pop-corn gelati e le bomboniere (la confezione à undoppio fondo e in quella da cinque ce ne sono solo tre).
Primi scambi.
Paride si trova faccia a faccia con Menelao e pianta una fuga memorabile .
A Ettore che gli chiede ragione di tale comportamento Paride rispondedi avere dimenticato a casa i documenti, ma rimane il dubbio che siauna banale scusa.
Ettore rimprovera Paride e lo convince a combattere senza.
Allora Paride, in un disperato tentativo di recuperare credibilità,propone una sfida fra se stesso e Menelao: chi prevarrà nella sfidaavrà vinto la guerra.
Al lancio della sfida segue la scena della scelta delle armi:
Paride propone il Backgammon. Ettore ribatte che sarebbe meglio una lotta al pugnale.
Paride suggerisce una sfida a chi beve più acqua. Ettore raccomanda un combattimento con la affettatrice rastremata.
Paride prospetta una gara a difetti. Ettore propone il pugilato.
Paride lo sciangai. Ettore la lotta greco- .
Paride candida lo schiaffo del soldato. Ettore il combattimento a cavallo con la spada.
Alla fine di un'estenuante trattativa ci si accorda per una gara di karaoke. Gli opposti eserciti faranno i cori.
Intanto cittadini di Troia e la bellissima Elena detta "non credo aimiei occhi" assistono alla sfida che avrà luogo davanti a quelle famoseporte che erano state chiamate Scee dopo l'operazione di plastica cheaveva eliminato la fastidiosa "M" fra le due "E".
Fin dall'inizio del duello si capisce che Menelao è molto più intonato:alla ripresa del primo ritornello Paride sta per soccombere ma Afroditelo salva appena in tempo e lo porta via prima che possa stonare in modoirreparabile.
Menelao viene dichiarato vincitore e se ne va per le interviste di ritoe l'esame antidoping (che avverranno in due momenti separati).

Canto Quarto
Hera, moglie di Zeus, ordina che venga distrutta Troia: Zeus è quelloche comanda ma è lei a tenere i cordoni della borsa… Così Zeus mandaPallade travestito da Laòdoco (che in quel momento era in ferie) perpersuadere l'arciere Pàndaro a tirare una freccia nelle chiappe diMenelao. La tregua viene rotta (e anche la braghetta di Menelao) eAgamennone dichiara riaperte le ostilità (una braghetta è unabraghetta, càspita!).
Ed eccoci al via vero e proprio.
Pallade protegge i greci, ARES i troiani. Si accettano scommesse.

Canto Quinto
Pallade trasfonde una forza incredibile a Diomede che si riempie tuttala faccia di vene come Pappalardo e, in preda ad un attacco di violenzasovrumana, inizia a fare strage di troiani (sembra che qualcuno gliavesse infilato un peperoncino nel culo). Pandaro ferisce Diomede a unaspalla (in realtà voleva tirare un'altra freccia e "ri-acchiappare"Menelao) ma Pallade lo guarisce immediatamente e gli prescrive unasettimana di riposo a base di meringhe e ionoforesi. Ma Diomede siriprende e sempre più furioso uccide Pandaro, stordisce Enea con unenorme macigno che avrebbe sbriciolato un toro, colpisce Afrodite aduna mano, ferisce il dio Ares che stava istigando i troiani, insulta iparenti della sua fidanzata, prende a schiaffi un passante, disdice laprenotazione a Sottomarina per le vacanze e si riserva un'azione legalecontro l'autore del poema.

Canto Sesto
I troiani cominciano a perdere colpi ma l'indovino Eleno fratello diEttore e quasi omonimo di Elena (ma con misure del tutto diverse)consiglia di andare in città a fare sacrifici a Pallade.
Nel frammentre Diomede, al quale sta finalmente passandol'effetto-peperoncino, sfida Glauco e gli chiede i dati personali perpoterlo denunciare come introito. Scopre così che egli appartienealla stirpe di Bellerofonte che molti anni prima era stato ospite disuo nonno: lo ricordano tutti benissimo perché a cena aveva bevuto inmodo smodato e poi aveva sporcato il letto durante la notte. Diomede eGlauco si scambiano le armi in segno di amicizia (quello che ci smena èil troiano perché le armi di Diomede sono di seconda mano e c'è ancoramezzo leasing da pagare).
Andromaca si lamenta perché sono tre sere che Ettore non torna a casa eil figlio Astianatte piange e vuole andare fuori casa anche lui. Con lasua nota sensibilità Ettore le annuncia che combatterà fino alla mortee Andromaca gli comunica di aver già fatto la separazione dei beni.

Canto Settimo
Eleno, su suggerimento degli dèi, consiglia ad Ettore di sfidare aduello uno degli achei a caso, sperando che gliene capiti uno più bassodi lui.
Si autopropone Aiace Telamonio che non aveva capito bene ladomanda (pensava che stessero cercando un quarto per la scopa).
Il duello si protrae per tutto il giorno con alterne vicende,interrotto solo dalle pause per la pubblicità, e viene definitivamenteinterrotto quando è ormai buio, per dare spazio al TG della notte.
Il giorno seguente viene dato pomeriggio libero per dar tempo diraccogliere quei morti che non ce la facevano a tornare nei lorocamerini da soli.
I Greci se ne approfittano per costruire un muro circondato da unfossato allo scopo di proteggere le navi, ma chi voleva poteva ancheusarlo per allenarsi a tennis o freccette.

Canto Ottavo
Zeus manda un fax a tutti gli dèi con il quale vietando di intervenirenella disputa e si accomoda sul monte Ida, nel punto più vicino al bar.I troiani sono in netto vantaggio e inoltre sono favoriti dalpronostico perché giocano in casa.

Postato da Francesco Salvi alle ore 17:24:15 in STUMO

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